[Il 25 settembre 1946 la prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione prosegue la discussione generale sui principî dei rapporti civili, avviata dalle relazioni degli onorevoli La Pira e Basso. È in discussione l'articolo relativo alla libertà di associazione (vedi commento all'articolo 18) di cui una proposizione proposta recita: «Non sono consentite le associazioni a carattere militare»]

Mancini propone che la dizione sia modificata nel modo seguente: «Non sono consentite le associazioni a carattere militare e fascista». Insiste nella sua proposta per due motivi: uno politico e sostanziale, e uno di natura giuridica. Il motivo politico sostanziale si intende facilmente: ci si dichiara tutti antifascisti, si parla sempre di antifascismo e, quando si tratta poi di fare una manifestazione verbale antifascista nella legge costituzionale sorta in antitesi al fascismo, la si evita come se essa potesse destare preoccupazioni o allarmi. Certe pavidezze non si comprendono. L'altro motivo, di natura essenzialmente giuridica, è il seguente: se si limita il divieto alle associazioni militari e non si parla di associazioni fasciste, si potrebbe intendere da qualcuno che queste sono consentite. Ritiene perciò che il divieto debba essere esteso esplicitamente alle associazioni a carattere fascista o neofascista, che vanno profilandosi sul nostro orizzonte politico.

Marchesi dichiara di non poter accogliere la proposta dell'onorevole Mancini, perché il fascismo adesso non si chiama più con tale nome. Potrebbe rispuntare, come rispunta, sotto altre denominazioni. Se si determina l'articolo con un'espressione così vaga quale quella di «associazioni a carattere fascista», si dà al fascismo autentico e sostanziale il permesso di associarsi.

Corsanego si dichiara contrario alla proposta dell'onorevole Mancini, oltre che per i motivi accennati dall'onorevole Marchesi, anche per la ragione che non si deve fare al fascismo l'onore di essere citato nella futura Costituzione italiana.

Mastrojanni dichiara di concordare con l'onorevole Mancini, perché siano comunque vietate le organizzazioni militari a sfondo politico.

L'onorevole Corsanego giustamente si preoccupa di non dare al fascismo l'onore di essere ricordato nella Costituzione, ma va tenuta presente anche la preoccupazione dell'onorevole Mancini che possano sorgere delle organizzazioni armate sotto una veste politica che può chiamarsi fascista o con altro nome. Ritiene quindi che una precisazione in proposito sia quanto mai necessaria.

Il Presidente Tupini sottolinea che l'articolo dice appunto che non sono consentite le associazioni a carattere militare, cioè associazioni armate.

Mastrojanni replica che un'associazione a carattere militare presume un'organizzazione generica secondo lo schema militare. Vi sono organizzazioni politiche che nella forma contrastano in pieno con una organizzazione militare, ma che nella sostanza sono più potenti di un'organizzazione militare. Vorrebbe perciò la formula più esplicita.

Il Presidente Tupini chiede all'onorevole Mastrojanni di studiare questa formula e di proporla.

Lucifero dichiara che la proposizione lo lascia alquanto perplesso, perché un'organizzazione a tipo militare può non essere un'organizzazione armata. L'organizzazione armata è già vietata dal complesso delle leggi penali. Si tratta appunto di quelle organizzazioni peculiari alle quali, con la parola «fasciste», faceva cenno l'onorevole Mancini. È d'accordo che non sia opportuno mettere la parola «fascista» nella Costituzione italiana, ma si preoccupa anche di un'altra questione: chi stabilisce se una determinata organizzazione sia di carattere militare? Con questa formula si lascia la via aperta a tante possibilità di interpretazione, e potrebbe accadere che ad un certo momento il legislatore o il potere esecutivo, volendo colpire un'organizzazione che non gli fa comodo di mantenere e che non è a carattere militare, si sforzi di ritrovare in essa appunto questo carattere. Per questi motivi ritiene che sia opportuno omettere la proposizione in questione.

Il Presidente Tupini domanda che si facciano proposte concrete.

Lucifero dichiara di concordare con l'onorevole Mastrojanni il quale ha espresso la convenienza di specificare.

Moro fa presente che va specificato che non si intendono vietate quelle organizzazioni giovanili che avessero per avventura un carattere militare puramente esterno e formale. Dovrebbe esser chiaro anche per il futuro legislatore che il divieto si intende per quelle associazioni che perseguono un addestramento militare vero e proprio, e che siano pronte ad impugnare le armi. Comunque sarà forse opportuno inserire la specificazione che «non si intendono a carattere militare le organizzazioni giovanili che hanno solo forma militare».

Lucifero cita l'esempio dei «boys scouts».

Lombardi Giovanni si dichiara insoddisfatto della formula «a carattere militare».

Finché esisterà un esercito, sia pure ridotto a 100 mila uomini, non si può impedire, senza minorare la libertà di questo 100 mila militari, che essi, volendolo, costituiscano un'associazione interna, di qualunque specie possa essere. Quello che si vuole impedire è l'associazione a carattere militaristico e di fazione. Propone perciò di sostituire alle parola «a carattere militare» le altre «a carattere militaristico e fazioso».

Mancini dichiara di mantenere la sua proposta, perché una buona volta si precisi nella nostra Costituzione una parola di schietto significato anti-fascista. Che ciò sia necessario se ne è avuta anche una prova in alcune obiezioni sorprese sulle labbra di qualche Rappresentante estero a Parigi. Tutte le osservazioni e le critiche rivolte in quella sede ai nostri rappresentanti sono sintetizzate in una: che cioè in tutte le loro dichiarazioni essi non hanno fatto alcuna affermazione di schietto carattere antifascista e di condanna dell'ideologia fascista. In una Costituzione che sarà letta da tutto il mondo, non si vorrà dire dunque che si vietano le associazioni fasciste, mentre sul momento tutti si preoccupano di un risorgente neo-fascismo?

[...]

Il Presidente Tupini fa presente che, oltre alla proposta dell'onorevole Moro, accettata dai Relatori, c'è la formula proposta dall'onorevole Mancini espressa nei seguenti termini: «Le associazioni a carattere militare e fascista sono vietate», alla quale dichiara di non poter aderire, non perché non sia d'accordo con lui, ma perché la sua accettazione porterebbe a delle interpretazioni discordanti e contraddittorie.

Domanda all'onorevole Mancini se mantiene la sua proposta.

Mancini dichiara di aver chiesto di aggiungere le parole «e fascista» per provocare almeno una discussione in proposito. Dopo le affermazioni di perfetta fede antifascista e di condanna al fascismo, sicuro che con l'espressione che si voterà si intendono escludere nel modo più severo le associazioni a carattere fascista, dichiara di non insistere nella sua proposta.

 

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A cura di Fabrizio Calzaretti