[Il 10 marzo 1947 l'Assemblea Costituente prosegue la discussione generale del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.

Vengono qui riportate solo le parti relative all'articolo in esame, mentre si rimanda alle appendici per il testo completo della discussione.]

Nenni. [...] Il concetto della solidarietà diventa concreto soltanto nella misura in cui si crea una società di lavoratori, una società che elimini nei rapporti sociali il vizio fondamentale della società borghese, un mostruoso egoismo di classe complicato da una mostruosa ipocrisia.

Sotto questo aspetto la formula della nostra Costituzione è in arretrato, non soltanto sulla realtà sociale italiana, ma sulla realtà sociale europea e mondiale. Nella definizione che essa dà della proprietà ha il merito di superare il vecchio principio della dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789, che considerava la proprietà inviolabile e sacra. È stato, credo, l'onorevole Tupini che ha ripetuto in quest'Aula essere funzione di un Partito progressivo assicurare l'accesso di tutti alla proprietà. Fu questa l'idea generosa dei borghesi che fecero la rivoluzione del 1789, ma è un'idea che nel corso degli ultimi 150 anni si è avverata irrealizzabile. Ragione per cui non si tratta tanto di assicurare il libero accesso di tutti alla proprietà, quanto di sottoporre la proprietà alla legge comune attraverso il collettivismo.

Signori, se confrontiamo i termini del progetto in discussione coi testi delle Costituzioni di altri Paesi, siamo costretti a constatare che siamo in arretrato.

Siamo in arretrato sulla vecchia Costituzione di Weimar, della quale il relatore nota giustamente che aveva tendenze socializzanti; lo siamo sulla Costituzione repubblicana della Spagna del 1931. E naturalmente siamo in enorme ritardo in confronto della Costituzione sovietica (Commenti), dove l'idea del lavoro che assume la direzione della società è diventata un elemento positivo e concreto. Siamo in ritardo anche su costituzioni contemporanee alla nostra. Siamo in ritardo, per esempio, sulla Costituzione jugoslava (Commenti) che in questa materia ha affermato principî i quali in un avvenire più o meno lontano saranno adottati dalla società italiana. (Applausi a sinistra Commenti).

Siamo in ritardo anche sulla Costituzione francese, che è ancora una costituzione di tipo borghese e che, nell'articolo che contempla il diritto di proprietà, si è servita di una formulazione che mi augurerei di vedere introdotta nella Costituzione italiana. «Ogni bene, dice la Costituzione francese, ogni impresa il cui sfruttamento ha o acquista i caratteri di un servizio pubblico nazionale o di un monopolio di fatto deve — deve, dice la Costituzione francese — divenire proprietà della collettività». Noi dobbiamo servirci di una formula analoga, perché se ancora non è venuta l'ora di porre il problema generale della proprietà socializzata, certo è venuta l'ora di nazionalizzare e socializzare la proprietà, ogni qualvolta essa assume i caratteri di un servizio pubblico o di un monopolio di fatto.

 

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A cura di Fabrizio Calzaretti