[Il 27 gennaio 1947 la Commissione per la Costituzione in seduta plenaria discute sull'elezione della Camera dei Deputati.]

Il Presidente Ruini avverte che è da prendere in esame l'articolo relativo alla elezione della Camera dei Deputati. Nel testo del Comitato di redazione esso è così formulato:

«La Camera dei Deputati è eletta a suffragio diretto ed universale in ragione di un Deputato per centomila o frazione superiore a cinquantamila abitanti».

L'onorevole Fuschini ha proposto invece una modificazione tendente all'ampliamento del numero dei deputati, portando la cifra degli abitanti da centomila a ottantamila.

Fuschini rileva che la diminuzione del numero dei membri della Camera dei Deputati si risolve, in ultima istanza, in una diminuzione della sua autorità. È, peraltro, da considerare che in Italia il numero dei Deputati è stato calcolato sulla cifra che, come fu rilevato in seno alla Commissione per la legge elettorale della Costituente, non era mai salita al disopra di 60.000 abitanti. Tale cifra fu elevata a 75.000, in considerazione del fatto che avrebbero partecipato alla vita politica anche le donne.

Ora, in base alla cifra di centomila abitanti, come si propone nel progetto, si avrebbe una Camera di 420 a 430 Deputati. La diminuzione sarebbe, a suo parere, eccessiva. La Costituente ha avuto 556 deputati: ma anche le Camere normali non sono state mai inferiori ai 500 Deputati e si arrivò a 535, numero massimo cui si è pervenuti in periodo normale.

Propone, quindi, di portare ad 80.000 il numero degli abitanti per ogni Deputato, così da avere all'incirca una rappresentanza popolare di 500 Deputati. È bene che la Camera dei Deputati presenti una maggior rilevanza, anche rispetto al numero, della Camera dei Senatori. È ben vero che si è detto che il numero dei Senatori fissi che dovrebbero essere stabiliti per ogni Regione sarebbe di cinque: vi saranno tuttavia quattro Regioni — se si vuol considerare anche il Molise — che non potranno avere cinque Senatori fissi nel senso indicato dalla legge, giacché vi è una disposizione per cui il numero complessivo dei Senatori non può essere in ciascuna zona superiore a quello dei Deputati nella zona stessa. È evidente, quindi, che nella Lucania, nell'Umbria, nella Venezia Tridentina, ed ora anche nel Molise, si dovrà diminuire il numero fisso dei Senatori. Ora, in base a questa disposizione, il Senato avrà una composizione che si aggirerà intorno ai 310 membri. Pensa, peraltro, che una differenza di soli 110 a 120 membri tra la Camera e il Senato non sia adeguata all'importanza maggiore che politicamente alla prima Camera si attribuisce. Si è ammessa la parità costituzionale e giuridica delle due Camere, ma una differenza la Commissione l'ha pure ammessa circa il numero dei rispettivi membri. Crede che tale differenza debba essere, in un certo senso, un po' più accentuata, per conferire alla prima Camera una maggiore importanza, anche dal punto di vista della sua figurazione esterna, e soprattutto per non discostarsi dalla vecchia norma che sia la popolazione a determinare il rapporto.

Conti dichiara di essere nettamente contrario all'aumento del numero dei Deputati e propone anzi che l'aliquota di 100.000 abitanti sia elevata a 150.000. Le ragioni addotte dall'onorevole Fuschini piaceranno forse moltissimo a tanti fuori di qui; ma crede che, per quanto riguarda i corpi legislativi, la Costituzione debba essere fatta con una alta preoccupazione: quella di costituire dei complessi che non siano suscettibili di trasformarsi in comizi. Non occorre che i legislatori siano tanti: è necessario che siano buoni. Non ritiene che il numero significhi rappresentanza esatta, autentica, genuina della volontà popolare; la volontà popolare la interpretano uomini onesti, sinceri.

Molte sono le ragioni di questa sua persuasione; ve n'è persino una finanziaria: si tratta infatti anche di disporre del pubblico denaro. Se oggi le rappresentanze sono tenute in considerazione anche per le fatiche che svolgono nel pubblico interesse, v'è anche un'indennità che corrisponde al lavoro che i rappresentanti del popolo compiono nell'interesse generale, e sono cifre che si elevano ogni giorno di più. Altra circostanza importantissima: si avranno la prima Camera, la seconda Camera, le Assemblee regionali, le quali comporteranno un numero notevole di rappresentanti che forse supererà il migliaio. Ciò significa aumentare enormemente le spese per le indennità ai rappresentanti anche regionali.

Si deve anche considerare che il Paese non è affatto appassionato per questo aumento del numero dei rappresentanti. Il Paese terrà certamente in pregio una deliberazione dell'Assemblea che esprima un concetto di austerità circa la composizione delle Camere.

L'onorevole Fuschini ha fatto presente che il numero dei Deputati è in relazione a quello dei membri della seconda Camera.

Non ha nessuna difficoltà a ritenere che i componenti della seconda Camera debbano essere in numero inferiore. In realtà si tratta di problemi molto più gravi, da non valutarsi alla stregua di una differenziazione numerica. Comunque, se i Senatori devono essere in numero inferiore ai Deputati, e si è stabilita una percentuale che porterebbe invece il loro numero ad una cifra superiore, basta variare la percentuale per tornare alle proporzioni volute.

Ma il criterio fondamentale che sostiene è che il numero dei Deputati debba essere ridotto, respingendo la proposta dell'onorevole Fuschini di diminuire a 80.000 il numero di abitanti per ogni Deputato, e portandolo, se mai, a 150.000.

Terracini accetta la proposta dell'onorevole Fuschini per tutte le argomentazioni che egli ha svolto, e desidera dire che le argomentazioni contrarie esposte dall'onorevole Conti in realtà sembra che riflettano certi sentimenti di ostilità, non preconcetta, ma abilmente suscitata fra le masse popolari contro gli organi rappresentativi nel corso delle esperienze che non risalgono soltanto al fascismo, ma assai prima, quando lo scopo fondamentale delle forze antiprogressive era la esautorazione degli organi rappresentativi.

Quanto alle spese, ancora oggi non v'è giornale conservatore o reazionario che non tratti questo argomento così debole e facilone. Anche se i rappresentanti eletti nelle varie Camere dovessero costare qualche centinaio di milioni di più, si tenga conto che di fronte ad un bilancio statale che è di centinaia di miliardi, l'inconveniente non sarebbe tale da rinunziare ai vantaggi della rappresentanza. Del resto l'onorevole Conti, anche per la sua carica, sa bene che il bilancio dell'Assemblea Costituente si è mantenuto in cifre che stanno a provare quel principio di riservatezza che egli invoca nella soddisfazione delle esigenze dei rappresentanti popolari.

L'argomento poi della troppo numerosa schiera, che, appunto a motivo del numero eccessivo, non sarebbe in condizioni di assolvere il suo dovere, gli sembra poco solido.

In fondo le elezioni rappresentano soltanto un primo momento, quello della scelta dei responsabili della vita politica del Paese; ma è noto che nell'interno delle Assemblee elette avviene una seconda scelta, naturalmente causata dalle particolari attitudini dei componenti, via via che essi hanno occasione di mettersi in rilievo.

Gli elementi attivi, che restano nel Parlamento, senza essere superati da nuove elezioni, si riducono sempre notevolmente in confronto del numero totale dei componenti le Camere; e se si vuole costituire un nucleo centrale che svolga un'azione abbastanza forte per garantire la continuità della vita politica del Paese, occorre che la prima scelta, quella degli elettori, avvenga in limiti, se non troppo ampi non così ristretti come quelli che propone l'onorevole Conti.

Quindi, anche per l'utilità della vita politica del Paese, è necessario accettare la proposta dell'onorevole Fuschini, alla quale dichiara di dare la sua adesione.

Targetti è favorevole alla proposta Fuschini, alla quale augura una fortuna migliore di quella che ebbe una sua proposta fatta in seno alla seconda Sottocommissione. Le ragioni portate in contrario non crede che siano convincenti. Forse l'argomento che può fare più presa è quello della esistenza dei Consigli regionali. Si dice da alcuni che la costituzione dell'Ente regione diminuirà il lavoro del Parlamento. Questo non è esatto, perché se diminuirà la quantità delle questioni, l'importanza del compito che ha il Parlamento dipende dalla natura del compito stesso che rimane identico, anche con la costituzione della Regione.

Vuol ricordare ai colleghi qualche dato statistico circa la consistenza numerica del Parlamento in altre nazioni europee. La Francia ha 617 Deputati con una popolazione inferiore alla nostra. Il Belgio, con una popolazione a stima (cioè superiore a quella dell'ultimo censimento) di circa 9 milioni di abitanti ha 202 Deputati. La Gran Bretagna ha 615 Deputati. Non comprende ora in base a quale nuova concezione si dovrebbe da parte nostra fare la riduzione proposta.

Einaudi per semplice chiarimento osserva che se sarà applicata, per determinare il numero dei Deputati, la cifra del censimento ultimo, che portava 42 milioni di abitanti, i Deputati sarebbero 525; se invece si dovesse accogliere la cifra attuale, che è di circa 46 milioni, i Deputati sarebbero 580.

Fuschini osserva che occorre far riferimento all'ultimo censimento.

Cevolotto si rende conto delle ragioni veramente poderose esposte dagli onorevoli Conti e Terracini, ma si preoccupa di un altro aspetto della questione. Qualora si adotti, come pare certo, il sistema proporzionale nelle elezioni della Camera dei Deputati, occorre considerare che la proporzionale non funziona bene se non con un certo numero rilevante di Deputati per ogni collegio; e allora, se si diminuisce il numero dei Deputati, bisogna aumentare l'estensione territoriale dei singoli collegi nei quali si svolgono le elezioni, altrimenti la proporzionale non funziona o funziona male. Questo aumento dell'estensione dei collegi, viceversa, non è opportuno, anzi l'esperienza insegna che sarebbe utile una riduzione. La diminuzione del numero di Deputati renderebbe più difficile fare poi una buona legge proporzionale.

Cappi non è del tutto persuaso delle ragioni addotte dall'onorevole Fuschini. Egli dice che bisogna riferirsi all'ultimo censimento. La realtà è che oggi l'Italia ha 45-46 milioni di abitanti e, quindi, si avrebbero 580 Deputati, creando un divario troppo forte fra la prima e la seconda Camera.

Ora, stabilendo un Deputato per ogni 90.000 abitanti, si avrebbero 500 Deputati, il numero tradizionale della Camera italiana. Quindi, proporrebbe che si modificasse l'articolo nel senso che sarà eletto un Deputato ogni 90.000 abitanti.

Il Presidente Ruini pone ai voti la proposta Fuschini di sostituire alla cifra di 100.000 l'altra di 80.000.

(La Commissione approva).

 

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A cura di Fabrizio Calzaretti