[Il 30 maggio 1947 l'Assemblea Costituente prosegue la discussione generale del Titolo quinto della Parte seconda del progetto di Costituzione: «Le Regioni e i Comuni».

Vengono qui riportate solo le parti relative all'articolo in esame, mentre si rimanda alle appendici per il testo completo della discussione.]

Bosco Lucarelli. [...] Un problema forse grave, e che io mi limiterò ad accennare è quello del controllo. Noi siamo per l'autonomia, e siamo contrari a tutti i controlli che volessero vietare, o coartare, o distruggere questa autonomia, ma non possiamo dimenticare i controlli di legittimità, vale a dire quei controlli che garantiscono la libertà del cittadino e garantiscono altresì la regolarità degli atti degli enti locali. Penso anzi che in regime di democrazia il controllo di legittimità debba essere più efficace per la maggiore garanzia della libertà e della democrazia. Perché la libertà non può essere intesa come libertà per sé stessa; la libertà vuol dire e significare il riconoscimento anzitutto e soprattutto della libertà degli altri, come democrazia vuol significare non il predominio di una parte, di un uomo, di una fazione, di un aggregato di persone, ma vuol dire che ognuno porta — per quanto vale e può — la sua parola, la sua opera nell'edificio generale, nell'organizzazione della vita nazionale, non volendo sopraffare nessuno, limitandosi a quello che è e rappresenta nel Paese. Allora io penso che questo regime dei controlli vada riveduto; penso che in una legge costituzionale noi non possiamo disciplinare l'intiera materia dei controlli che richiede una legislazione a parte; ma qualche frase generale va pur messa, ed a me pare che l'articolo 122 non sia completamente rispondente a questa esigenza. Ed io non intendo riportarmi a quello che ho letto nelle relazioni di uomini illustri circa il controllo preventivo, circa il controllo repressivo ed il controllo sostitutivo; certo però, dolorosamente, noi vediamo che, nel costume pubblico, molta parte del fascismo sussiste ancora ed è questo morbo che noi dobbiamo distruggere! Del fascismo sono restate due terribili eredità che noi dobbiamo combattere con tutte le nostre forze, a qualunque corrente appartenga la nostra fede politica: la corruzione e la violenza!

La violenza che si esercita ancora nelle forme più brutali, e noi vediamo che molte volte le nuove amministrazioni, appena giunte al potere, sentono il dovere di licenziare gli impiegati che non hanno votato per loro. Questa è negazione di libertà e di democrazia e dobbiamo lottare contro questi sistemi con tutte le nostre forze oggi, e, se occorresse, anche domani, perché dobbiamo creare un costume e una vita nuova, perché le libertà democratiche si alimentano soprattutto attraverso la cura del costume politico che questa libertà e vitalità deve alimentare, ed attraverso la pubblica opinione che deve controllare le pubbliche amministrazioni. Se questi fatti avvengono è pur necessario che vi sia qualche autorità, non soggetta ai partiti, al disopra di tutti, per quanto è possibile, che assicuri la libertà e i diritti di tutti i cittadini, e penso che voler limitarsi ad un tribunale di legittimità sia poca cosa, e che quando questo tribunale di legittimità si metta semplicemente nei centri della Regione, la difficoltà di adire questa forma di giustizia diventa così difficile che il piccolo commesso comunale, la guardia campestre, l'applicato di segreteria non saranno in condizioni di poterne usufruire, e quando otterranno una sentenza saranno già morti di fame loro e le loro famiglie. Ora, se noi amiamo la libertà, se noi amiamo la democrazia, dobbiamo creare degli organismi agili per la difesa di questi interessi. Dovremmo innanzitutto emettere un giudizio di responsabilità verso gli amministratori, l'azione popolare ampiamente riconosciuta e sostenuta, dovremmo forse anche in questi casi trovare una forma di un visto preventivo per queste determinate materie che riguardano i contratti di impiego. Come pure, in alcuni casi, dovremmo creare gli uffici ispettorati, i quali, vicini all'amministrazione comunale, possono essere i consiglieri e la guida della stessa amministrazione. Forse noi dovremmo anche ammettere che in alcuni casi gli ispettori potessero sostituire l'amministrazione, per denegata giustizia. Anche oggi noi abbiamo il mandato d'ufficio. Quando l'impiegato non è pagato dalla propria amministrazione, e ne ha il diritto, egli può rivolgersi alla Giunta provinciale amministrativa, la quale emette il mandato d'ufficio, attraverso una procedura in verità un po' lunga: prima deve chiedere al Comune la ragione del diniego, deve attendere risposta, e poi emette il mandato d'ufficio. Ma già è qualche cosa: c'è il Commissario che va per i singoli Comuni, per determinati atti, quando vi è giustizia denegata.

Ora, noi non per un eccesso di libertà, che potrebbe diventare libertinaggio, non per un eccesso di autonomia, non dobbiamo lasciare indifesi gli umili in queste che sono le loro legittime aspirazioni, cioè di una giustizia che deve essere fatta a tutti, principalmente a quelli che più ne hanno bisogno. Quindi, io penso che questa questione dei controlli vada rivista, e se resterà, come spero, la Provincia come ente autarchico, bisogna che anche provincialmente un qualche organo di controllo esista. Oggi, i prefetti per il loro passato sono considerati come degli spauracchi, però un organo amministrativo di giustizia bisogna che vi sia, qualcosa che sia garanzia per tutti bisogna che rimanga, se noi vogliamo far crescere queste nuove istituzioni in un regime di consenso e in un regime di armonia.

Per il contenzioso amministrativo, noi abbiamo nel nuovo progetto un organo regionale di giustizia amministrativa contro il quale si potrà ricorrere al Consiglio di Stato. Qualche studioso suggerisce di dare a questo organismo le tre sezioni che ha il Consiglio di Stato. Questo lo vedrà il legislatore futuro, ma è necessario che il legislatore attuale lo tenga presente, qualora voglia accogliere questo sviluppo futuro della legislazione.

Ed io sulla questione del controllo ho creduto fare degli accenni e sollevare il problema. Abbiamo a capo della nostra Commissione dei settantacinque uno specialista in materia, abbiamo nei componenti dei Consiglieri di Stato, studiosi e professori di università. Raccomando a loro, che hanno una competenza che io non ho — perché la mia è modesta pratica di vita provinciale di una piccola provincia — di rivedere questa questione e questa materia dei controlli per perfezionare gli articoli che ad essi si riferiscono.

 

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A cura di Fabrizio Calzaretti