[Il 21 novembre 1947, nella seduta pomeridiana, l'Assemblea Costituente prosegue l'esame degli emendamenti agli articoli del Titolo IV della Parte seconda del progetto di Costituzione: «La Magistratura».]

Presidente Terracini. Segue la proposta di articolo aggiuntivo dell'onorevole Patricolo, presentato insieme con gli onorevoli Colitto, Castiglia, Penna Ottavia, Miccolis, Marina, Abozzi, Coppa, Rodi e Mazza, così formulato:

«Sono organi del potere giudiziario:

a) la Magistratura sia requirente che giudicante;

b) la polizia giudiziaria;

c) l'amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena».

L'onorevole Patricolo ha facoltà di svolgerlo.

Patricolo. Devo fare una premessa all'emendamento da me presentato, ricordando di avere fatto parte della Commissione dei Settantacinque e di avere presentato un progetto articolato riguardante il potere giudiziario, in cui si considerava il potere giudiziario come potere autonomo, non soltanto come Magistratura, ma insieme ai due altri aspetti sotto cui si attua la giustizia, insieme cioè a dire alla fase esecutiva ed alla fase preventiva dell'atto di giustizia che compie il magistrato; come potere giudiziario consideravo, insieme, la Magistratura, la polizia giudiziaria e gli istituti di prevenzione e di pena, perché ritenevo che, dovendo stendere un articolato di Costituzione sulla Magistratura e quindi sul potere giudiziario, si dovesse procedere ad una riorganizzazione veramente democratica dell'amministrazione della giustizia e non ad una elencazione di norme, che oggi hanno preso la semplice espressione di norme di una legge sull'ordinamento giudiziario.

Ho assistito alle discussioni fatte sull'autonomia del potere giudiziario e sulla indipendenza della Magistratura ed ho visto che sono state ridotte queste questioni alla più semplice espressione.

Si è parlato della necessità che il magistrato abbia degli emolumenti maggiori, che appartenga ad un partito politico o meno, ecc., ma non si è affrontato il problema essenziale della autonomia della Magistratura, autonomia che, per essere completa, non può ottenersi se non distaccandola dal potere esecutivo e da quelle influenze di carattere politico che vengono dal fatto che esiste un Ministro della giustizia. E qui devo rilevare che, quando l'Uomo Qualunque, un anno e più addietro, iniziò la sua campagna politica in Italia facendo presente la necessità dell'autonomia della Magistratura e la necessità che si desse al popolo italiano ogni garanzia contro il potere esecutivo che attraverso la Magistratura poteva influire nell'attuazione della giustizia, io ho veduto in tutte le città d'Italia, deputati di tutti i partiti dire: ma questo Uomo Qualunque che cosa viene a raccontare di nuovo? Tutti siamo per l'indipendenza e l'autonomia della Magistratura e tutti siamo per dare queste garanzie al popolo italiano.

Io oggi non appartengo più al partito dell'Uomo Qualunque; comunque rivendico questo punto programmatico, non come punto programmatico esclusivo dell'Uomo Qualunque, ma di tutti quei partiti che si sono dichiarati democratici e soprattutto di tutti quei deputati che, nella loro campagna elettorale, hanno sbandierato questa grande riforma della democrazia, che si sarebbe ottenuta in Italia dando l'autonomia al potere giudiziario e dando questa garanzia al popolo italiano, contro l'invadenza del potere esecutivo.

Da questa premessa della vera autonomia ed indipendenza del potere giudiziario deriva l'emendamento da me presentato, perché il potere giudiziario va inteso non soltanto come Magistratura, ma anche come polizia giudiziaria e amministrazione delle case di prevenzione e di pena.

Se vogliamo fare un articolato di Costituzione che effettivamente dia quelle garanzie che noi invochiamo per il popolo, occorre che il potere politico non intralci l'opera della giustizia, né nella fase della preparazione di quello che viene chiamato giudizio, né nella fase posteriore dell'esecuzione della pena. Dobbiamo garantire che non vengano a perpetuarsi quei sistemi, spesso inumani, usati dalla polizia politica verso determinate categorie di cittadini. Noi vogliamo evitare che nel trattamento del delinquente punito nelle case di pena vengano usati sistemi che non sono consoni alla pena avuta e che non devono andare al di là della pena stabilita dal giudice. Queste garanzie possiamo dare al cittadino soltanto se riuniamo le tre funzioni della giustizia in un unico potere, dando piena autonomia a questo potere e piena indipendenza dal potere politico, dal potere esecutivo.

Io non credo che debba ancora soffermarmi su questo, perché tutti gli onorevoli colleghi conoscono abbastanza bene il significato, la sostanza dell'argomento che trattiamo e le conseguenze che possono nascere dall'abbandono di questa unità e di questa autonomia del potere giudiziario. Io li prego di riflettere; dopo di che, se questo mio emendamento dovesse essere accettato, si intende che verrebbero altri emendamenti ad integrare la materia.

Io, tuttavia, non penso che l'emendamento sia accettato. Comunque, per chiudere, onorevole Presidente, intendevo ed intendo denunziare ancora una volta all'opinione pubblica italiana questo inganno che i partiti politici e gli uomini politici fanno nel promettere prima e nel non mantenere poi.

Presidente Terracini. Onorevole Patricolo, non è la sede questa per apprezzamenti di tal genere.

Patricolo. Ho finito, signor Presidente.

Presidente Terracini. L'onorevole Ruini ha facoltà di esprimere il parere della Commissione.

Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. L'onorevole Patricolo ha spiegato le ragioni che hanno dettato questo suo emendamento: egli vuole riunire insieme alla funzione giudicante la fase preventiva e la fase esecutiva delle pene.

Faccio osservare all'onorevole Patricolo che in questo suo panorama di tutti gli organi della Magistratura, mancherebbe ancora qualche cosa, e cioè, per esempio, i cancellieri. Il quadro non è completo; il suo sforzo di tutto comprendere non è riuscito; sfugge sempre qualche cosa.

Ma il quadro non va, sovrattutto perché mette insieme come organi del potere giudiziario, quasi di pari grado, elementi diversi tra loro, e che non sono tutti degli organi giudiziari. D'accordo per la Magistratura che è per definizione l'organo del potere giudiziario; e non c'è bisogno di dirlo; anzi, mettendo la Magistratura, che è essa stessa il potere giudiziario, con altri elementi, si rimpicciolisce la figura e la funzione della Magistratura, che l'onorevole Patricolo intende rafforzare.

Non è però esatto dire che la polizia giudiziaria è un organo giudiziario, come la Magistratura. Sarà tutt'al più un organo ausiliario; ma è cosa molto differente, e non bisogna metterla sullo stesso piano della Magistratura. È bensì giusto che la funzione preventiva, come dice l'onorevole Patricolo, sia esercitata da una speciale polizia, la giudiziaria, e che questa sia a disposizione della Magistratura. Abbiamo messo appunto nel progetto di Costituzione che la Magistratura può disporre direttamente dell'opera della polizia giudiziaria; siamo pronti ad andare più in là ed a chiarire che la polizia giudiziaria è un corpo speciale, che dipende direttamente dall'autorità giudiziaria.

Il terzo organo, nel quadro dell'onorevole Patricolo, è l'amministrazione carceraria. Qui non possiamo seguirlo. L'esecuzione delle condanne può e deve essere vigilata da giudici; che però adempiono tale compito non in veste vera e propria di giudici, giacché il loro vero compito è la giurisdizione. Il dissenso tra noi e l'onorevole Patricolo è nel concetto di «amministrazione», e va al di là del settore delle carceri.

L'onorevole Patricolo ha torto quando dice che la Costituente vuol eludere le aspettative della Magistratura. Qual è lo scopo che si propone l'Assemblea? È opportuno dirlo dinanzi al Paese tutto, è lo scopo di assicurare alla Magistratura la sua indipendenza come personale, come corpo, come ordine, e in questo possiamo spingerci molto innanzi: ma che l'amministrazione di tutti i servizi della giustizia debba passare alla Magistratura, con la conseguente soppressione del Ministero della giustizia e con l'inevitabile corollario che la Magistratura diventi essa stessa una specie di Ministero, questo no.

Che la Magistratura debba avere funzioni autonome ed indipendenti di autoregolazione per le assunzioni, per i trasferimenti, per le promozioni, per le misure disciplinari (sono questi i quattro punti essenziali) la Commissione e l'Assemblea sono perfettamente d'accordo con l'onorevole Patricolo; ma ferme rimanendo le attribuzioni autonome della Magistratura sul suo personale, l'amministrazione dei servizi della giustizia spetta ad un dicastero e ad un Ministro che ne risponde davanti al Parlamento. C'è un equivoco, onorevole Patricolo; quando non soltanto la Commissione o l'Assemblea, ma tutti, quando il Paese ha dichiarato che i magistrati debbono costituire un ordine indipendente ed autonomo, non si è inteso di affidare ad essi tutto il funzionamento dell'amministrazione e dei servizi del Ministero della giustizia, questo è un indirizzo che non si può seguire.

È per il concetto di organizzazione dello Stato, e di tutto l'insieme di quella che è la struttura dello Stato moderno, che io ritengo non si possa giungere all'estremo cui l'onorevole Patricolo ha accennato. (Approvazioni).

Patricolo. Chiedo di parlare per un chiarimento.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Patricolo. Io mi sarei aspettato da chiunque una risposta come quella che mi ha dato l'onorevole Ruini, ma non da lui che conosce il mio progetto che, come prima ho avuto occasione di dire, presentai in sede di Commissione. Egli sa che io concepivo un riordinamento della Magistratura in cui il potere giudiziario fosse considerato come un potere a sé, che avesse un suo capo il quale rispondesse al Parlamento degli atti del potere giudiziario.

Io non venivo quindi a sottrarre al Parlamento e al suo sindacato tutta l'amministrazione, del potere giudiziario; io intendevo soltanto di svincolare dalle sorti del potere politico il capo del potere giudiziario, non ritenendo che la Magistratura e il potere giudiziario, con il loro capo, potessero correre l'alea delle vicende politiche del Ministero.

Questo e non altro è lo spirito della mia proposta, onorevole Ruini.

Presidente Terracini. Sta bene. Lei conserva, onorevole Patricolo, la sua proposta?

Patricolo. La mantengo.

Presidente Terracini. Passiamo allora alla votazione.

Pongo in votazione il testo proposto dall'onorevole Patricolo e da altri colleghi, che dovrebbe essere inserito come articolo 94-bis:

«Sono organi del potere giudiziario:

a) la Magistratura sia inquirente che giudicante;

b) la polizia giudiziaria;

c) l'amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena».

(Non è approvato).

 

Home

 

 

A cura di Fabrizio Calzaretti