[Il 27 settembre 1946 la seconda Sottocommissione della Commissione per la Costituzione prosegue la discussione sull'organizzazione costituzionale dello Stato. Nelle discussioni relative alla modalitÓ di elezione delle Camere viene citata molto spesso la sovranitÓ popolare, tuttavia tali citazioni non vengono qui riportate in quanto non finalizzate alla formulazione di un articolo. Non Ŕ per˛ possibile non citare la seguente frase dell'onorevole Einaudi il quale fa una riflessione esplicita su cosa sia la sovranitÓ popolare.

Si rimanda alle appendici per il testo completo della seduta.]

Einaudi. [...] Scendendo al campo dottrinale, osserva, a proposito della premessa (dalla quale parte sempre l'onorevole La Rocca nelle sue osservazioni) del rispetto della volontÓ popolare e della sovranitÓ popolare, che oggi effettivamente non c'Ŕ altra formula dalla quale partire; ma si tratta soltanto di una formula e non di una veritÓ scientificamente dimostrabile. Essa appartiene al novero di quei concetti che si chiamano miti, che sono, in sostanza, formule empiriche, accettabili in vista di determinati scopi (per esempio: trovare il migliore governo, stabilire un clima di libertÓ, evitare qualunque tipo di tirannia) ma che possono anche cambiare. In altri termini la formula della sovranitÓ popolare non appartiene al novero delle veritÓ scientifiche, indiscutibili, dimostrabili, che risultano dalla evidenza medesima delle cose; Ŕ piuttosto un principio di fede, e le veritÓ di fede sono discutibili, non si impongono alla mente, ma solo al cuore e alla immaginazione. Il mito della sovranitÓ popolare, che trae origine dal contatto sociale di J. J. Rousseau, Ŕ quindi utile per il raggiungimento di determinate finalitÓ pratiche e non si pu˛ prescinderne nella vita politica attuale, ma occorre tener bene presente che non Ŕ una veritÓ scientifica.

 

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A cura di Fabrizio Calzaretti