[Il 6 dicembre 1947 l'Assemblea Costituente prosegue l'esame delle disposizioni finali e transitorie. — Presidenza del Vicepresidente Targetti.]

Presidente Targetti. [...] Passiamo ora all'esame del seguente emendamento:

«Per la prima elezione del Senato, sono nominati senatori di diritto con decreto del Capo provvisorio dello Stato: i deputati dell'Assemblea Costituente che abbiano fatto parte del disciolto Senato, o che siano stati Presidenti del Consiglio o di Assemblea, o che abbiano avuto almeno tre elezioni, compresa quella all'Assemblea Costituente.

«A tale diritto si può rinunciare, ma la rinuncia deve essere fatta prima della firma del decreto di nomina.

«Leone Giovanni, Avanzini, Rossi Paolo, Pignatari, Cifaldi, Villabruna, Candela, Alberti, Preziosi, Corbino, Condorelli, Costantini, Martinelli, Castelli Avolio, Adonnino, Aldisio, Andreotti, Angelucci, Arata, Arcaini, Balduzzi, Basile, Bastianetto, Bellato, Bellavista, Bellusci, Belotti, Bencivenga, Benedettini, Bernabei, Bettiol, Bianchini Laura, Binni, Bonfantini, Bonino, Braschi, Burato, Cacciatore, Caccuri, Caiati, Cairo, Calamandrei, Caldera, Camangi, Camposarcuno, Cannizzo, Caporali, Cappelletti, Cappugi, Capua, Carboni Angelo, Carignani, Caristia, Caroleo, Carratelli, Cartia, Caso, Cassiani, Castelli, Cevolotto, Chatrian, Chiaramello, Chieffi, Chiostergi, Ciampitti, Ciccolungo, Cimenti, Clerici, Coccia, Codacci Pisanelli, Colitto, Colombo, Colonna, Colonnetti, Conci Elisabetta, Coppi, Corsanego, Corsi, Corsini, Covelli, Cremaschi Carlo, Crispo, De Caro Gerardo, Della Seta, De Maria, De Martino, De Michelis Paolo, De Palma, Del Curto, Delli Castelli Filomena, Di Fausto, Di Gloria, Dominedò, Donati, Fabbri, Fabriani, Faralli, Federici Maria, Ferrarese, Ferrario, Fietta, Fiorentino, Firrao, Fogagnolo, Foresi, Franceschini, Fusco, Gabrieli, Galati, Garlato, Geuna, Ghidini, Giacchero, Giacometti, Giordani, Gotelli Angela, Grilli, Guariento, Guerrieri Filippo, Guidi Cingolani Angela, Gullo, De Unterrichter Jervolino Maria, La Malfa, Lami Starnuti, La Pira, Lettieri, Lizier, Longhena, Luisetti, Marinaro, Marzarotto, Mastino, Mastrojanni, Mazza, Mazzei, Meda, Merighi, Merlin Angelina, Miccolis, Monterisi, Montini, Morelli Luigi, Morelli Renato, Morini, Mortati, Murdaca, Murgia, Musotto, Nasi, Nicotra Maria, Notarianni, Numeroso, Orlando Camillo, Paolucci, Paris, Pastore, Pecorari, Penna Buscemi Ottavia, Pera, Perlingieri, Perrone Capano, Perugi, Pieri, Priolo, Proia, Quarello, Quintieri Adolfo, Quintieri Quinto, Raimondi, Recca, Rescigno, Restagno, Rivera, Rodinò Ugo, Rognoni, Romano, Saggin, Salerno, Santi, Sapienza, Saragat, Scalfaro, Schiratti, Scoca, Scotti, Siles, Silone, Simonini, Spallicci, Spataro, Stampacchia, Sullo, Tega, Tessitori, Titomanlio Vittoria, Tomba, Tosi, Tozzi Condivi, Treves, Trimarchi, Valenti, Valmarana, Vanoni, Varvaro, Venditti, Vigo, Vernocchi, Vicentini, Vigna, Villani, Volpe, Zagari, Zerbi, Zotta».

L'onorevole Leone Giovanni ha facoltà di svolgere l'emendamento di cui ho dato testé lettura.

Leone Giovanni. La ripresa della vita democratica in Italia — dopo la lunga frattura fascista — ci ha ricongiunto ad uomini che, già prima del 1922, avevano, attraverso la consacrazione di più elezioni, assunto un notevole rilievo politico: taluni erano già ai fastigi della politica italiana. Questi uomini politici, che ci riconducono col pensiero alle fortune del nostro Paese prima della dittatura, sono tornati in questa Assemblea con un nuovo crisma elettorale.

Orbene, il vecchio ed il nuovo crisma elettorale — che costituiscono il punto centrale della nostra proposta e vogliono differenziarla da tutte quelle altre che tale requisito non chiedessero — valgono a saldare la nuova classe politica italiana a quella parte della vecchia classe politica italiana che, con la resistenza di fronte al fascismo e con la riconsacrazione elettorale, dimostra di meritare questo nostro riconoscimento: l'ammissione di diritto (salvo rinunzia) nel primo Senato della Repubblica italiana.

La votazione di questo articolo avrà questo alto significato non solo sentimentale, ma anche, e sopratutto, politico: la nuova classe politica italiana, pur senza nostalgie e imitazioni, pur consapevole dei suoi nuovi compiti e delle sue nuove responsabilità, vuol salutare ed onorare le più rappresentative espressioni della vecchia classe politica, che così autorevole contributo hanno dato al nostro lavoro costituente.

Minio. Chiedo di parlare.

Presidente Targetti. Ne ha facoltà.

Minio. Ho chiesto di parlare per esprimere il pensiero del nostro Gruppo su tutta una serie di emendamenti che sono stati presentati a proposito del primo Senato della Repubblica, e per sollevare una pregiudiziale, perché noi riteniamo che tutti questi emendamenti — che non starò a leggere — tutti, in forma più o meno grave, costituiscono una violazione, ed una violazione gravissima, del principio del suffragio universale che noi abbiamo posto a base delle libere istituzioni democratiche del popolo italiano.

Riteniamo che questi emendamenti siano particolarmente in contrasto con l'articolo 55 del progetto di Costituzione, il quale stabilisce che i senatori sono eletti mediante suffragio universale e diretto.

Inoltre pensiamo, onorevoli colleghi, e speriamo che la maggioranza di questa Assemblea condivida il nostro parere, ché sarebbe oltremodo scandaloso — mi sia permessa la parola — che un'Assemblea provveda essa a nominare un'altra Assemblea o una parte di un'altra Assemblea. E a questo proposito non avrei che richiamarmi al giudizio autorevole di Don Luigi Sturzo. (Commenti al centro).

Questi emendamenti costituiscono una violazione dell'articolo 55, anche se si riferiscono solo al primo Senato, perché il primo Senato della Repubblica non sarà un organismo transitorio, o lo sarà nella misura in cui tutte le cose sono transitorie. Questo Senato durerà sei anni, a termini della nostra Costituzione, ed è evidente che la nomina di diritto di un numero così grande di senatori (si diceva in una conversazione con l'onorevole Uberti che questo numero si aggira sui 65-70; (Commenti) vedremo quanti saranno, onorevoli colleghi) costituirebbe una falsificazione completa del responso elettorale, dei risultati delle elezioni.

Se non erro il prossimo Senato non comprenderà oltre 230 o 240 senatori. A questo numero si aggiungerebbero 70 senatori circa, che non trarrebbero la loro origine dal suffragio universale...

Una voce al centro. Ma hanno dei meriti acquisiti!

Minio. E si tenga presente che il Senato ha gli stessi poteri della Camera dei deputati. Io non penso che sia democratico, che corrisponda ai principî basilari delle nostre istituzioni accettare emendamenti di questo genere che suonerebbero offesa ed oltraggio alla sovranità popolare.

Si dice che, così facendo, si vogliono includere degli uomini benemeriti del nostro Paese nel prossimo Senato.

Noi riteniamo che, se vi sono degli uomini benemeriti, sarà interesse dei partiti e delle correnti politiche alle quali appartengono, presentarli al giudizio del corpo elettorale. D'altra parte, onorevoli colleghi, noi abbiamo scelto il collegio uninominale come modo di consultazione del popolo per le elezioni del Senato e questo darà facoltà a questi uomini, sarà una garanzia per questi uomini, di potersi presentare per far valere presso il corpo elettorale i loro meriti e le loro benemerenze.

Appunto per venire incontro a tale esigenza siamo stati favorevoli al collegio uninominale. Faccio appello quindi, alla coscienza di questa Assemblea perché questi emendamenti vengano ritirati.

Fra di essi c'è anche un nostro emendamento, presentato dal nostro Gruppo: ebbene siamo disposti a ritirare anche questo emendamento, con il quale — solo dopo che i colleghi delle altre parti avevano già presentato i loro — avevamo chiesto che fossero nominati senatori del primo Senato della Repubblica i membri dell'Assemblea Costituente che avessero sofferto oltre cinque anni di carcere per la resistenza all'oppressione fascista.

Onorevoli colleghi! Mi sia permesso di dire che aver sofferto anni di carcere per il nostro Paese in un momento in cui pochi credevano nella causa della democrazia, è un merito grande, certamente superiore a quello di essere stati eletti tre o più volte ad un'Assemblea politica.

E vorrei aggiungere — mi sia permesso — una parola rivolta appunto a quegli uomini di valore, a quegli uomini di merito, i quali aspirano ad essere membri del futuro Senato della Repubblica. Vorrei cioè far loro presente in quale situazione penosa essi verrebbero a trovarsi in una Assemblea elettiva, nella quale domani tutti i loro voti potrebbero essere contestati da una parte o dall'altra e, in certi casi, contestati dallo stesso Paese. Vorrei concludere, onorevoli colleghi, con due considerazioni marginali. La prima è che noi siamo giunti oggi all'approvazione degli ultimi articoli del progetto, ossia al termine del nostro lavoro di costituenti. Su questa Costituzione, quale esce approvata dall'Assemblea Costituente, vi potranno essere, vi saranno anzi senza dubbio giudizi diversi e contrastanti. Nessuno di noi, nessun Gruppo potrà essere soddisfatto al cento per cento: è probabile che ognuno di noi troverà in questa Costituzione qualche cosa che non avrebbe approvato, che non avrà approvato.

Ma tuttavia, ritengo di potere affermare che, nonostante la vivacità dei nostri contrasti, nessuno di noi possa sentirsi sopraffatto da queste nostre discussioni, da questa nostra Costituzione. E allora io mi domando, egregi colleghi, se non sia ingiusto, se non sia impolitico, se non sia antidemocratico terminare questa Costituzione con una sopraffazione, per lo meno di una parte politica, particolarmente di quella che noi rappresentiamo.

Fino ad ora nessuno esce sopraffatto: nemmeno i monarchici, perché, se noi abbiamo deciso che la forma dello Stato debba essere la repubblicana, questa è stata una decisione sovrana del popolo italiano, che ha preceduto i lavori dell'Assemblea. L'approvazione di questi emendamenti non potrebbe che generare sfiducia verso i nostri lavori, sfiducia verso l'Assemblea e — mi sia permesso di dirlo — verso la stessa morale della nostra Assemblea.

Inoltre, se questi emendamenti dovessero venire approvati, noi verremmo, onorevoli colleghi, ad oltraggiare il suffragio universale e i principî democratici, ed a creare, ed è questa la seconda considerazione, una situazione pericolosa nel nostro Paese: quale sarebbe infatti domani l'atteggiamento di quella parte politica che avesse riportato la maggioranza nella Camera dei deputati, che avendo cioè riportato la maggioranza nelle consultazioni elettorali, si vedesse messa in minoranza nel Senato a causa della presenza di un numero così grande di senatori che traggono la loro origine non dal suffragio universale?

Questa parte non potrebbe assolutamente accettare una tale conclusione.

E a noi ci sembra saggio non gettare in questo momento altri semi di discordia nel nostro Paese. Abbiamo posto il suffragio universale a fondamento delle nostre istituzioni democratiche; lasciamo allora che sia il suffragio universale a decidere, ossia la volontà sovrana della Nazione. (Applausi a sinistra).

Nobile. Chiedo di parlare.

Presidente Targetti. Ne ha facoltà.

Nobile. Onorevoli colleghi, sono in grado di dirvi io, con precisione, il numero dei senatori che, ove fosse approvata questa disposizione transitoria, verrebbero ad aggiungersi ai 225 o ai 230, che verranno eletti dal popolo. Essi sono settanta, e vi dirò come si giunge a questo numero. Ve n'è uno che ha nove legislature; due che ne contano sette; quattro che ne contano sei; otto che ne contano cinque; diciannove che ne contano quattro, ed infine trenta che ne contano tre. Questi formano un totale di 64. Dovete aggiungervi 4 senatori-deputati, e arrivate a 68; aggiungetevi ancora un ex-Presidente del Consiglio, e arrivate a sessantanove; e poi ancora un Presidente di Assemblea, e si arriva esattamente al numero di 70. (Commenti a destra).

Ora io domando; questi settanta senatori aggiunti arbitrariamente, senza alcun criterio selettivo, ai 220 o 230 eletti a suffragio universale, non varranno, forse, ad alterare profondamente il significato dell'elezione del Senato, di quel Senato che abbiamo voluto appunto elettivo, e al quale abbiamo dato esattamente tutti i diritti e tutti i doveri della prima Camera? E allora, se questo Senato deve rappresentare l'opinione prevalente nel Paese, al momento delle elezioni, io mi domando se tale rappresentanza non verrà alterata dal fatto di avervi inserito settanta senatori in soprannumero.

Per queste ragioni trovo giusta la tesi svolta dall'onorevole Minio. Io non credo che l'Assemblea Costituente possa approvare, così com'è, questa disposizione transitoria. Ciò costituirebbe un fatto inaudito senza precedenti in nessuna Assemblea del mondo, perché non credo che siasi mai dato il caso di membri di un'Assemblea che si siano da se stessi nominati membri di un'altra Assemblea futura!

Ciò è contro ogni logica, e anche, forse, contro ogni principio giuridico, poiché non mi pare si possa con una disposizione transitoria contraddire, nell'interesse di un certo numero di persone, a disposizioni costituzionali già regolarmente approvate. Tuttavia, poiché riconosco che vi sono in questa Assemblea talune eminenti personalità alle quali sarebbe giusto assicurare, nell'interesse stesso del Paese, che possano sedere nel futuro Senato, anche se non vogliono mescolarsi alle competizioni elettorali, io, in linea subordinata, mi permetterei di sottoporre alla Assemblea la seguente proposta:

«Per la prima elezione del Senato sono nominati senatori di diritto, con decreto del Presidente della Repubblica, i deputati dell'Assemblea Costituente che contano almeno cinque legislature, compresa quella dell'Assemblea stessa, o che abbiano fatto parte del disciolto Senato, (e con ciò verrebbero nominate in soprannumero 19 senatori), o che abbiano sofferto durante il periodo fascista almeno dieci anni di carcere o di confino». (Commenti al centro e a destra).

Questa è la mia proposta subordinata.

Bellavista. Chiedo di parlare.

Presidente Targetti. Ne ha facoltà.

Bellavista. Pochi che, come me, si manifestano decisamente contrari a quella degenerazione della stessa rappresentanza proporzionale costituita dalla lista nazionale, avrebbero potuto forse con maggiore coerenza di quanto questo non si apprezzi, sostenere gli argomenti dell'onorevole Minio, al quale sarebbe stolto negare una qualsiasi ragione di seria fondatezza.

Sennonché, mi consenta il collega Minio e il Gruppo cui appartiene alcune brevi osservazioni.

Vero è che in siffatta maniera, e specie se le proporzioni denunciate dal collega Nobile in senso numerico sono esatte...

Una voce al centro. Non sono esatte.

Bellavista. ...si verrebbe ad attentare in certa qual maniera (non così grave come l'onorevole Minio pensa, e poi lo dirò) a quel principio di elettività che ha il nuovo Senato della Repubblica; però in realtà questo principio già lo avete violato — in piccola parte, ma lo avete violato — e dove? Ai già approvati articoli 55-bis e 55-ter, là dove si dice che vi sono senatori di diritto e a vita, salvo rinuncia, (e ricorderete che, nel primo gruppo di emendamenti che l'esaminano, questa possibilità di rinuncia è prevista, e, per quanto io sappia, c'è ancora in giro una stolta prevenzione di ostilità verso il Senato della Repubblica, che è elettivo e non è più il Senato regio!); e poi si dice che cinque Senatori sono nominati a vita dal Presidente della Repubblica fra coloro che per meriti insigni nei campi sociale, artistico, scientifico, letterario, hanno illustrato la Patria.

Questa violazione, per quanto riguarda il Senato, c'è.

Ma noi l'abbiamo anche, questa violazione, per la Camera, perché — per quanto io sappia — la legge elettorale che sarà portata a questa Assemblea prevede ancora (non so se questa disposizione uscirà salva) la lista nazionale, nella quale sarà inclusa gente che non sarà assolutamente conosciuta dalla base elettorale, e che può essere messa in lista con criteri che possono essere apprezzati solo dalle direzioni dei partiti.

E allora come risolvere equamente il problema?

È inutile ricordare all'onorevole Minio — che onestamente l'ha ammesso in linea subordinata — che qui vengono in conflitto due interessi ugualmente apprezzabili e degni di considerazione. Un primo interesse è quello che la Repubblica dell'antifascismo deve essere riconoscente verso chi combatteva la battaglia dell'antifascismo! (Approvazioni a sinistra). Il secondo interesse — segnalato dall'onorevole Minio — è che non bisogna precostituire una fisionomia asimmetrica determinata al Senato. E questo è giusto, ma se dall'astratto apprezzabile scendete al concreto (credo che in politica non sia meno apprezzabile), se a questa operazione aritmetica svolta dall'onorevole Nobile, che si risolve però soltanto in una addizione, si aggiunge un'altra operazione, la divisione, vedrete che in concreto la fisionomia del Senato non sarà lombrosiana, asimmetrica, ma sarà perfettamente simmetrica. Se si approverà l'emendamento dell'onorevole Laconi che compensa l'esiguità di quella coraggiosa pattuglia comunista, che a sinistra, con Gramsci, combatté qui dentro le battaglie dell'antifascismo e se si dà libero ingresso al Senato a quelli che ebbero condanne dai tribunali speciali, allora noi concilieremo queste irrinunziabili riconoscenze, riconoscenze che non devono essere verbaiole soltanto, con una equa distribuzione di questa rappresentatività che intendiamo fissare.

Presidente Targetti. È stato presentato dall'onorevole La Rocca, dall'onorevole Grieco e dall'onorevole Minio una richiesta affinché l'Assemblea Costituente in linea pregiudiziale si pronunzi su questo principio: se sia possibile che essa autorizzi il Capo dello Stato a nominare membri di diritto del Senato, sia pure temporaneamente.

Prego l'onorevole La Rocca di precisare la forma di questa richiesta.

La Rocca. A me pare che noi dobbiamo innanzi tutto metterci d'accordo su questo punto: se l'Assemblea Costituente può arrogarsi la facoltà di autorizzare il Capo dello Stato a nominare membri di diritto del Senato.

Presidente Targetti. Ella mi insegna che c'è una forma sola per provocare una decisione dell'Assemblea in casi simili, cioè la presentazione di un ordine del giorno, sempre che il Regolamento lo consenta.

La Rocca. Allora, signor Presidente, se si tratta di questo noi saremmo disposti a mutare questa richiesta in un ordine del giorno. Io desidererei che l'Assemblea si pronunziasse pregiudizialmente su questa questione di principio: se essa può arrogarsi la facoltà di autorizzare il Capo dello Stato a nominare, sia pure in linea transitoria, membri di diritto di un ramo del Parlamento.

Presidente Targetti. Mi permetto osservare all'onorevole La Rocca prima di tutto che egli cade in una inesattezza; se afferma che l'Assemblea Costituente ha ancora da decidere il principio preclusivo che si possa nominare di diritto e a vita dei componenti del Parlamento, perché, come se non erro l'onorevole Bellavista ha ricordato, c'è già l'articolo 55-ter che conferisce questo potere al Capo dello Stato, cioè al Presidente della Repubblica. In secondo luogo, devo osservare che per l'articolo 92 del Regolamento è preclusa la presentazione di ordini del giorno quando si è in sede di esame e discussione di emendamenti.

Infine mi permetto osservare all'onorevole La Rocca che tutti i colleghi che sono contrari ad ammettere questo principio, hanno modo di opporsi votando contro la disposizione contenuta in questo emendamento aggiuntivo proposto all'Assemblea. Non mi sembra che vi sia la necessità assoluta di venire ad una deliberazione in proposito, che, prima di tutto, potrebbe essere in contrasto con quanto si è già stabilito, e in secondo luogo costituirebbe una irregolarità procedurale.

La Rocca. Chiedo di parlare.

Presidente Targetti. Ne ha facoltà.

La Rocca. A me pare che l'Assemblea abbia già deliberato al riguardo concedendo al Capo dello Stato la facoltà di nominare cinque membri di diritto del Senato e non di più, ed in circostanze particolari, cioè tenendo conto delle attività, dei meriti eccezionali di determinati individui che si intendeva sottrarre alle vicende di una campagna elettorale. Con questa disposizione noi praticamente daremmo al Capo dello Stato la facoltà di nominare per suo conto e col nostro consenso un numero rilevante di membri del Senato, sovvertendo così le norme sulle quali ci siamo messi d'accordo finora.

Leone Giovanni. Chiedo di parlare.

Presidente Targetti. Ne ha facoltà.

Leone Giovanni. Chiedo di parlare per aderire all'esatta impostazione che lei, signor Presidente, ha dato sul piano procedurale di questa questione, in quanto a me sembra che, trattandosi non di discussione generale, che è chiusa da un pezzo, non di discussione sugli articoli, ma di discussione su gli emendamenti, non vi sia luogo per la presentazione di ordini del giorno. Quanto al merito, volevo osservare all'onorevole La Rocca che noi abbiamo votato due articoli con i quali si conferisce il diritto al Capo dello Stato di nominare a vita dei senatori. Questa è, invece, una norma transitoria, la quale spiega questa sua essenza transitoria, cioè passeggera, contingente, per il fatto che il suo contenuto si riferisce soltanto al primo Senato. Questo è opportuno osservare, perché, senza vulnerare alcun principio già votato, senza incidere in un principio votato che ha un ambito perfettamente distinto, in quanto si riferisce a nomine a vita, questa norma può essere oggi opportunamente votata in questa sede che è l'unica sede idonea.

Prego quindi il Presidente di mettere ai voti il mio emendamento.

Togliatti. Chiedo di parlare.

Presidente Targetti. Ne ha facoltà.

Togliatti. Non faccio una dichiarazione di voto, che è stata fatta dall'onorevole Minio, ma mi occupo unicamente della procedura della votazione. Mi pare che, se secondo il parere del Presidente è considerata inammissibile una questione pregiudiziale, potremmo arrivare allo stesso risultato votando per divisione. Si può votare prima il principio. Coloro che non vogliono saperne affatto, votano no; e la questione è risolta. Poi si passa alle categorie.

Presidente Targetti. Mi sembra che la proposta dell'onorevole Togliatti sia perfettamente in linea con le norme regolamentari e con il tenore dell'emendamento.

Passiamo, pertanto, alla votazione della prima parte dell'emendamento aggiuntivo Leone Giovanni e altri:

«Per la prima elezione del Senato sono nominati senatori di diritto con decreto del Presidente della Repubblica».

Avverto che sono state sostituite le parole: «Presidente della Repubblica» alle altre: «Capo provvisorio dello Stato» per coordinare la norma con la prima disposizione finale votata ieri.

È stata chiesta la votazione a scrutinio segreto dagli onorevoli Grieco, Maltagliati, Togliatti, Grazi, Bellusci, Morini, Lozza, Gavina, Gorreri, Roveda, Ricci, Silipo, Cremaschi Olindo, Merlin Lina, Carpano Maglioli, Sansone, Cacciatore, Pellegrini, Bardini, Fedeli Armando.

Presidente Targetti. Dichiaro aperta la votazione a scrutinio segreto.

(Segue la votazione).

Presidenza del Presidente Terracini

Presidente Terracini. Dichiaro chiusa la votazione. Invito gli onorevoli Segretari a procedere alla numerazione dei voti.

(Gli onorevoli Segretari numerano i voti).

Presidente Terracini. Comunico il risultato della votazione a scrutinio segreto:

Presenti.......................... 334
Votanti...................... 332
Astenuti......................... 2
Maggioranza.............. 167
Voti favorevoli........... 186
Voti contrari.............. 146

(L'Assemblea approva).

[Nel resoconto stenografico della seduta segue l'elenco dei deputati che hanno preso parte alla votazione.]

Presidente Terracini. Ora si tratta di vedere quali categorie debbono fruire di questo diritto stabilito con la votazione a scrutinio segreto. Nel testo proposto sono indicate tre categorie diverse, sulle quali occorrerà votare per divisione. Ed allora pongo in votazione la prima categoria:

«I deputati dell'Assemblea Costituente che abbiano fatto parte del disciolto Senato».

(È approvata).

Pongo in votazione la seconda categoria:

«o che siano stati Presidenti del Consiglio o di Assemblea».

(È approvata).

Passiamo ora alla terza categoria:

«o che abbiano avuto almeno tre elezioni, compresa quella all'Assemblea Costituente».

L'onorevole Nobile ha proposto la seguente formula:

«o che contano almeno cinque legislature, compresa quella dell'Assemblea stessa».

Tosato. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Tosato. Dichiaro che voterò a favore dell'emendamento Nobile.

Presidente Terracini. Passiamo alla votazione dell'emendamento Nobile.

Bellavista. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Bellavista. Sull'ordine della votazione di questa ultima categoria, probabilmente mi sbaglio, ma penso che bisognerebbe votare prima la dizione più larga, quella delle tre legislature compresa l'Assemblea Costituente, e, in caso di non approvazione, passare all'emendamento Nobile.

Presidente Terracini. Onorevole Bellavista, noi ci troviamo permanentemente di fronte ad emendamenti che allargano o che restringono il testo proposto. Tuttavia abbiamo sempre votato prima gli emendamenti e poi il testo.

Bellavista. Chiedo scusa, onorevole Presidente; io conoscevo questa giurisprudenza regolamentare; ma in realtà qui si tratta di due emendamenti: non v'è una proposta della Commissione. Vi sono due emendamenti, il primo a firma Leone ed altri, del quale abbiamo già approvato la prima parte e due categorie, il secondo dell'onorevole Nobile, e perciò, secondo me, il primo dovrebbe avere la precedenza.

Minio. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Minio. Proporrei di sospendere la seduta per alcuni minuti per facilitare il raggiungimento di un accordo.

Presidente Terracini. Senza sospendere la seduta, invito gli interessati ad accordarsi.

Onorevoli colleghi, è stato presentato il seguente testo concordato:

«i deputati con almeno tre elezioni, compresa quella all'Assemblea Costituente, e quelli che abbiano scontato pene della reclusione non inferiore ad anni cinque in seguito a condanna del Tribunale speciale, nella presenza dei requisiti di legge».

Nobile. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Nobile. Signor Presidente, mantengo l'emendamento alla proposta testé fatta, cioè a dire che siano nominati senatori in soprannumero i deputati dell'Assemblea che abbiano almeno cinque legislature, insieme con quelli che abbiano sofferto cinque anni di carcere, inflitti dal Tribunale speciale.

Io mi auguro, anzi son certo, che nella votazione di questa proposta i deputati presenti interessati nella questione sentiranno il dovere di astenersi. (Commenti).

Targetti. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Targetti. Non ho sentito se risulta con chiarezza che vi è una condizione comune a tutti, cioè quella di far parte dell'Assemblea Costituente.

Presidente Terracini. Sì, onorevole Targetti. Le rileggerò il testo già votato:

«Per la prima elezione del Senato, sono nominati senatori di diritto con decreto del Presidente della Repubblica: i deputati dell'Assemblea Costituente che abbiano fatto parte del disciolto Senato, o che siano stati Presidenti del Consiglio o di Assemblea».

Ed ora si propone di aggiungere questo testo:

«i deputati con almeno tre elezioni, compresa quella dell'Assemblea Costituente, e quelli che abbiano scontato (sono sempre questi deputati, evidentemente) pene della reclusione non inferiore, ecc.».

Si tratta, quindi, dei deputati dell'Assemblea Costituente.

Targetti. Mi pare che le parole «e quelli» non indichino con precisione questi deputati.

Presidente Terracini. Il concetto è chiaro; comunque si può specificare dicendo: «e i deputati dell'Assemblea Costituente che abbiano scontato, ecc.». Così è più chiaro.

Uberti. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Uberti. Io che sono stato eletto tre volte, compresa quella per l'Assemblea Costituente, dichiaro che non mi sento di avere un'investitura per essere, senza essere eletto dal popolo, senatore di diritto. (Applausi a sinistra Commenti a destra).

Perciò dichiaro che voterò contro questa disposizione, la quale infirma il carattere elettivo, fissato nella Costituzione, del Senato della Repubblica. (Vivi applausi).

Presidente Terracini. Pongo in votazione le parole dell'emendamento Nobile:

«i deputati con almeno cinque elezioni, compresa quella all'Assemblea Costituente».

(Non è approvata).

Passiamo alla votazione del testo concordato, di cui ho dato testé lettura.

Mazza. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Mazza. Dichiaro di astenermi.

Gronchi. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Gronchi. A nome di alcuni colleghi che si trovano nella mia condizione, per una questione di indirizzo che ci ha indotto a votare contro la questione di principio posta nella prima parte, voteremo contro l'una e l'altra parte di questo emendamento.

Presidente Terracini. Sta bene. Pongo in votazione il testo concordato:

«i deputati con almeno tre elezioni, compresa quella all'Assemblea Costituente, e i deputati dell'Assemblea Costituente che abbiano scontato pene della reclusione non inferiore ad anni cinque in seguito a condanna del Tribunale speciale, nella presenza dei requisiti di legge».

(È approvato).

Vi è ora un emendamento aggiuntivo dell'onorevole Alberti, del seguente tenore:

«Per la prima elezione del Senato saranno altresì nominati senatori con decreto del Presidente della Repubblica i membri del disciolto Senato che fecero parte della Consulta Nazionale».

(Commenti).

L'onorevole Alberti ha facoltà di svolgere il suo emendamento.

Alberti. Io mi aspettavo questa sommessa protesta, che è certamente scoraggiante, ma dirò ugualmente poche parole in obbedienza a un senso che mi pare insieme di opportunità e di giustizia.

Circa due mesi fa sono stato tra i primi sottoscrittori dell'ordine del giorno dell'onorevole Leone, alle cui argomentazioni completamente aderisco. Dopo di allora, sotto quella proposta, sotto quell'emendamento ho visto affollarsi le firme di deputati di ogni settore di questa Costituente, e specialmente a essi io rivolgo queste rapide considerazioni pur nella speranza che anche gli altri colleghi non mi neghino per cinque o sei minuti la loro attenzione.

L'Assemblea Costituente aveva sepolto l'antico Senato senza onoranze funebri. Il comportamento dei senatori, nel loro complesso, durante l'ultimo ventennio aveva meritato il severo giudizio dell'Assemblea. Ma il Senato, nella sua storia quasi secolare, veduto e giudicato nel clima storico in cui era sorto e aveva vissuto, ha, si può ben dire, assolto onorevolmente (non è certo il caso di abbandonarsi a lirismi elogiativi) il suo compito. Aggirandomi alcune settimane or sono, per curiosità, nelle sale di Palazzo Madama, mi sono soffermato a guardare busti di soldati, di Ministri, di dotti, verso la cui memoria va certamente il rispetto di tutti, ed in quelle sale, ormai un po' squallide e quasi deserte di frequentatori, avevo incontrato anche qualche veneranda figura di superstiti uomini insigni. Ora, questa dignità di vita e questa eminenza di funzioni di questo istituto scomparso, il quale aveva pur avuto qualche volta il coraggio di erigersi in atteggiamenti che ancor oggi possono da ogni parte essere ricordati con simpatia, come quando, ad esempio, dopo una grande battaglia parlamentare, aveva votato per l'abolizione della tassa sul macinato, questa dignità di vita — dicevo — e questa eminenza di funzioni del Senato antico, penso che sia riconosciuto da tutti i membri dell'Assemblea. Certamente è condiviso dai firmatari dell'emendamento Leone, dal momento che in quell'emendamento che adesso abbiamo votato gli ex senatori che fanno parte di quest'Assemblea Costituente sono contemplati fra coloro che saranno nominati di diritto per la prima legislazione. Dal momento, ripeto, che questo è stato riconosciuto, ciò significa che i senatori in sé e per sé sono considerati come personaggi, i quali possono essere allineati con gli ex Presidenti del Consiglio e gli ex Presidenti dell'Assemblea.

Il giudizio su questi senatori testé fatto è dovuto alla circostanza che il corpo elettorale, votando il loro nome e mandandoli qui, ha riconosciuto che essi sono mondi di ogni effettiva corresponsabilità col regime scomparso.

Ebbene, onorevoli colleghi, io penso che in posizione per lo meno identica, per quanto ha riflesso alla loro immunità da ogni compromissione o contaminazione col fascismo, si trovano anche i membri dell'ex Senato, i quali sono stati mandati alla Consulta. Il decreto che istituiva la Consulta diceva che i consultori sono nominati dal Governo e assegnati alle singole Commissioni. Si stabiliva poi che i consultori sono nominati con decreto luogotenenziale su proposta del Ministro per la Consulta nazionale, sentito il Consiglio dei Ministri. Successivamente si precisava che gli ex parlamentari antifascisti potranno essere nominati consultori ove abbiano mantenuto il loro atteggiamento antifascista e rientrino in una delle seguenti categorie: senatori antifascisti nominati prima del 28 ottobre 1922 e quelli che, dopo il 3 gennaio 1925, tennero atteggiamento di opposizione anche con l'astensione dalle loro funzioni. Se dunque la dignità degli ex senatori fascisti della Costituente è stata riconosciuta mediante suffragio, questa dignità degli ex senatori nominati consultori per far parte della Consulta è stata riconosciuta con severi criteri e con metodi prudenti dal Governo dell'esarchia, di cui facevano parte i rappresentati più cospicui di tutti i partiti politici antifascisti. Il giudizio di merito (adopero questa frase che mi dispensa da altre circonlocuzioni, frase che è stata ripetuta in questi ultimi giorni spesso, e che per l'ora che incalza, mi dispensa da molti commenti) il giudizio di merito è stato quindi fatto dai rappresentanti più cospicui dei partiti, dei quali vi leggo il rapido elenco: Bonomi, Rodinò, Togliatti, De Gasperi, Tupini, Casati, Gasparotto, Arangio Ruiz, Gullo, Cevolotto, Gronchi, Scoccimarro ed altri.

Sei o sette sarebbero gli ex senatori i quali verrebbero a fruire di questa disposizione. Fra essi Enrico De Nicola, che ieri abbiamo acclamato primo Presidente della Repubblica italiana, Alessandro Casati, nome rispettato da tutti (ed in questo momento penso con riverenza al suo unico figliolo caduto per la nuova Italia nella guerra di liberazione), Mario Abbiate...

Presidente Terracini. Onorevole Alberti, la prego di non fare delle biografie.

Alberti. Era per dire che sono uomini di ogni fede politica. Questi vecchi ex senatori, consultori o costituenti, entrando a far parte del nuovo Senato, vi porterebbero, contro le aberrazioni dell'ultimo decennio, le migliori tradizioni del Senato antico, nel quale bisogna pur riconoscere che talvolta liberi spiriti di ogni parte politica, da Badaloni a Luigi Albertini, hanno levato solennemente, qualche volta con storica solennità, la loro libera autorevole voce. La nuova Assemblea non potrà che onorarsene. (Applausi).

Presidente Terracini. Pongo in votazione l'emendamento Alberti, testé letto.

(Dopo prova e controprova, è approvato — Applausi).

Gli onorevoli Martino Gaetano, Villabruna, Morelli Renato, Bonino, Colitto, Perrone Capano, Condorelli, Colonna, Massa, Rodinò Mario, Cifaldi hanno presentato il seguente emendamento:

«Per la prima elezione del Senato, sono nominati senatori con decreto del Capo dello Stato:

a) i deputati al Parlamento dichiarati decaduti nella seduta del 9 novembre 1926 e quelli che non furono dichiarati decaduti, ma esercitarono la funzione di oppositori nell'Aula;

b) i deputati dell'Assemblea Costituente che sono stati Presidenti del Consiglio o di Assemblea;

c) coloro che siano stati membri del disciolto Senato ed abbiano mantenuto atteggiamento di costante opposizione al regime fascista dopo il 3 gennaio 1925».

Mi pare che per questa proposta v'è da sollevare una eccezione: che non vi sono gli elementi sufficienti, almeno per uno dei due gruppi proposti, per la identificazione: mi riferisco alla categoria di cui al comma a) di coloro che, non essendo stati dichiarati decaduti in quella famosa seduta, esercitarono la funzione di oppositori nell'Aula; è una determinazione troppo imprecisa, perché l'Assemblea possa prenderla in considerazione.

Resta, pertanto, la prima parte: «i deputati al Parlamento dichiarati decaduti nella seduta del 9 novembre 1926», alla quale si potrebbe aggiungere un emendamento dell'onorevole Rossi Paolo, del seguente tenore: «che abbiano avuto tre o più legislature e siano stati chiamati a far parte della Consulta nazionale». La diversità in questa proposta rispetto a quelle già votate è che questi antichi deputati non fanno parte dell'Assemblea Costituente.

Rossi Paolo. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Rossi Paolo. Abbiamo testé votato questo principio: che i deputati con due legislature, i quali abbiano fatto parte di questa Assemblea, e quindi abbiano avuto in complesso tre legislature, debbono far parte del futuro Senato. Ora, accade che vi siano 7, non più, ex deputati, i quali hanno tre o più di tre legislature, e furono dichiarati decaduti nella seduta del 9 novembre 1926. Mi pare che un principio di rigorosa proporzione esiga che, come gli ex senatori membri della Consulta, gli ex deputati con tre, quattro o cinque legislature facciano parte del futuro Senato, se ne faranno parte quelli che ne hanno soltanto due, più la Costituente.

V'era un dubbio: quello relativo alla permanenza della fede politica in questi sette rappresentanti del popolo con 3, 4 o 5 legislature. L'emendamento proposto risolve questo dubbio, perché la continuità della condotta politica è attestata da due elementi: 1°) il fatto che questi deputati furono violentemente espulsi dall'Aula nella seduta del 9 novembre 1926 e fecero parte dell'Aventino; momento iniziale della loro condotta politica; 2°) il fatto che essi furono chiamati da un Governo di liberazione nazionale, attraverso il vaglio della loro inalterata condotta politica, a far parte della Consulta nazionale. Hanno dato a fondo, perciò, la dimostrazione d'una rettilinea continuità.

Sarebbe di cattivo gusto affermare il principio per coloro che sono membri di questa Assemblea, e non affermarlo per coloro che non lo sono.

Non faccio nomi: sono sette colleghi, di tutti i partiti, i quali vanno da un grande economista comunista fino al nostro attuale ambasciatore democristiano in Brasile.

Chiedo pertanto che l'emendamento sia approvato, per ragioni di necessità logica ed ontologica. (Approvazioni).

Presidente Terracini. La proposta che si potrebbe mettere in votazione, risultante dalle due formulazioni, sarebbe la seguente: «i deputati al Parlamento dichiarati decaduti nella seduta del 9 novembre 1926, che abbiano avuto tre o più legislature e siano stati chiamati a far parte della Consulta nazionale».

Gullo Rocco. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Gullo Rocco. Dichiaro che voterò a favore, per gli argomenti già svolti ai quali se ne aggiunge uno, che è stato già accennato: cioè che questa votazione deve avere, secondo me, l'adesione di quelli che abbiamo votato, nella precedente votazione, a favore dell'emendamento Alberti, in quanto coloro che verranno ad essere nominati senatori sono deputati, i quali già avevano i requisiti per la nomina a senatori secondo le vecchie norme statutarie...

Presidente Terracini. Ma il vecchio statuto non vige più!

Gullo Rocco... e che non potevano essere nominati senatori durante il periodo fascista. (Commenti all'estrema sinistra). Così per la ragione per cui abbiamo accolto l'emendamento Alberti ed abbiamo mandato al Senato coloro i quali erano già senatori prima, dovremmo, a mio avviso, mandare al Senato coloro che già avevano i requisiti per essere senatori e che non furono nominati senatori per la loro condotta antifascista. (Commenti).

Targetti. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Targetti. Voterò contro questo emendamento, più che per la sua portata, per la considerazione che l'Assemblea ha già esagerato nell'ammettere il principio di queste nomine di diritto e per ricordare, se non altro a me stesso, che questa Assemblea ebbe ad approvare che i senatori della Repubblica debbono essere eletti a suffragio universale e diretto. (Approvazioni a sinistra).

Mazzoni. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Mazzoni. Dichiaro che voterò a favore, perché i titoli politici di coloro di cui si tratta — e sono pochissimi — sono assolutamente ineccepibili. Dico: «titoli politici» nel senso alto della parola, che voi ben intendete, non nel senso di meschine differenze fra i nostri Gruppi. Lo stesso titolo per il quale voi avete invocato, in nome del sacrificio, l'appartenenza al Senato di gente che è stata cacciata via. In quest'Aula, signori, ci possono essere, forse ci sono, molti fascisti camuffati o restaurati, ma nella Consulta Nazionale non ce n'è stato uno. La Consulta è stato un filtro perfetto.

Pajetta Giancarlo. C'era Patrissi!

Mazzoni. Lei mi fraintende: Parlo dei consultori già deputati, non dei consultori indicati dai partiti.

Togliatti. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Togliatti. Questo Gruppo voterà contro la proposta, perché ci sembra che ora si esageri. La condizione per rendere legittimo il nostro voto precedente è quella che si tratta di membri di quest'Assemblea, cioè di uomini politici che hanno avuto, dopo le traversie del fascismo, un riconoscimento del loro merito politico dato non da se stessi, ma da una massa elettorale. Escludendo questo elemento, noi entriamo nell'arbitrario, il che non possiamo concedere.

Presidente Terracini. Pongo in votazione, come emendamento al testo originario dell'onorevole Martino Gaetano e altri, la seguente formulazione, che comprende anche la proposta dell'onorevole Rossi Paolo:

«i deputati al Parlamento dichiarati decaduti nella seduta del 9 novembre 1926, che abbiano avuto tre o più legislature e siano stati chiamati a far parte della Consulta Nazionale».

(Dopo prova e controprova, non è approvata).

L'altra proposta contenuta nell'emendamento dell'onorevole Martino Gaetano, che riguardava i deputati dell'Assemblea Costituente che sono stati Presidenti del Consiglio o dell'Assemblea, non ha più ora ragione di esistere. Così la proposta relativa ai membri del disciolto Senato, che abbiano mantenuto atteggiamento di costante opposizione al regime fascista dopo il 3 gennaio 1925, è assorbita dalla proposta Alberti.

Pongo in votazione l'ultimo comma del testo Leone Giovanni, accettato dalla Commissione:

«A tale diritto si può rinunciare, ma la rinuncia dev'essere fatta prima della firma del decreto di nomina».

(È approvato).

Pongo in votazione il seguente emendamento aggiuntivo dell'onorevole Cevolotto:

«La accettazione della candidatura alle elezioni politiche implica rinuncia alla nomina a senatori di diritto».

(È approvato).

Gli onorevoli Codacci Pisanelli, Clerici, Bettiol, Tessitori hanno proposta la seguente disposizione transitoria:

«Per la prima elezione del Senato possono essere candidati i deputati all'Assemblea Costituente che abbiano superato il trentacinquesimo anno di età».

Si tratta, come si vede, di una eccezione alla condizione relativa all'età per i membri dell'Assemblea Costituente. (Commenti).

Ritengo che non ci sia bisogno di svolgimento di questa proposta.

Clerici. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Clerici. Ritiro la mia firma.

Gronchi. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Gronchi. Dichiaro che noi voteremo contro questo emendamento.

Nenni. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Nenni. Vorrei proporre un emendamento nel senso che questa norma, che ridurrebbe, se fosse approvata, al trentacinquesimo anno il limite minimo di età per porre la candidatura al Senato, sia applicata anche a coloro che, membri di questa Assemblea, hanno sofferto più di cinque anni di carcere.

Giannini. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Giannini. Desidero un chiarimento sull'emendamento presentato dall'onorevole Martino Gaetano e da altri. Questo emendamento non è stato posto in votazione nel suo complesso mentre è stato posto in votazione un emendamento alla lettera a) dell'emendamento Martino.

La lettera a) è del seguente tenore:

«a) i deputati al Parlamento dichiarati decaduti nella seduta del 9 novembre 1926 e quelli che non furono dichiarati decaduti, ma esercitarono la funzione di oppositori nell'Aula;».

Mi sembra che noi abbiamo votato soltanto sull'emendamento a questo comma...

Presidente Terracini. L'emendamento votato era restrittivo. È evidente che coloro che hanno respinto il meno, respingerebbero il più.

Giannini. No, signor Presidente, noi ci troviamo in un caso contrario, perché (è il caso del nostro caro amico Bencivenga) abbiamo respinto il criterio di nominare senatori quei deputati con tre legislature che sono stati dichiarati decaduti nella seduta del 9 novembre 1926, appunto perché intendevamo votare per chi ne aveva meno e, comunque, per chi ha preso parte a quella legislatura, e si è battuto, e per essersi battuto in quella legislatura è stato punito con ventidue anni di ostracismo dalla vita pubblica. Quindi l'emendamento che lei chiama restrittivo, io lo chiamerei un emendamento espansivo. (Si ride). Chiedo, pertanto, di porre in votazione almeno questa frase dell'emendamento Martino Gaetano:

«I deputati al Parlamento dichiarati decaduti nella seduta del 9 novembre 1926», con l'aggiunta:

«e che abbiano fatto parte dell'Assemblea Costituente».

Presidente Terracini. Onorevole Giannini, io porrò in votazione la sua proposta, ma essa non è più quella dell'onorevole Martino, perché lei ha aggiunto: «e che abbiano fatto parte dell'Assemblea Costituente».

Desidero, inoltre, rilevare che, dato il modo con cui si è svolta la discussione, credo che molti pensino che l'Assemblea respingendo, una proposizione che era condizionata ad un maggior numero di limiti che non le altre ciò ha fatto appunto perché ha ritenuto che quei limiti non fossero ancora sufficienti.

Avevo pertanto ritenuto che l'Assemblea ritenesse già implicitamente respinta la proposta dell'onorevole Martino.

Giannini. Mi dispiace che lei dica di aver sbagliato. Quale che sia per essere l'esito della votazione, non significa che lei abbia sbagliato. Sono io che reclamo una votazione su questo punto, perché penso di aver ragione.

Presidente Terracini. Pongo in votazione la proposta dell'onorevole Giannini, che risulta così formulata:

«I deputati al Parlamento dichiarati decaduti nella seduta del 9 novembre 1926 e che abbiano fatto parte dell'Assemblea Costituente».

(È approvata — Applausi).

Si dovrebbe ora votare la seguente proposta degli onorevoli Codacci Pisanelli, Bettiol e Tessitori:

«Per la prima elezione del Senato possono essere candidati i deputati all'Assemblea Costituente che abbiano superato il 35° anno di età».

Non essendo presente nessuno dei proponenti, si intende che vi abbiano rinunziato.

Do ora lettura del testo approvato (salvo coordinamento) di questa norma transitoria:

«Per la prima elezione del Senato, sono nominati senatori di diritto con decreto del Presidente della Repubblica i deputati dell'Assemblea Costituente che abbiano fatto parte del disciolto Senato o che siano stati Presidenti del Consiglio o di Assemblea; i deputati con almeno tre elezioni compresa quella all'Assemblea Costituente e i deputati dell'Assemblea Costituente che abbiano scontato la pena della reclusione non inferiore ad anni cinque in seguito a condanna del tribunale speciale, nella presenza dei requisiti di legge.

«Per la prima elezione del Senato saranno altresì nominati senatori, con decreto del Presidente della Repubblica, i membri del disciolto Senato che fecero parte della Consulta Nazionale e i deputati dichiarati decaduti nella seduta del 9 novembre 1926 della Camera dei deputati e che abbiano fatto parte dell'Assemblea Costituente.

«A tale diritto si può rinunciare, ma la rinuncia deve essere fatta prima della firma del decreto di nomina.

«L'accettazione della candidatura alle elezioni politiche implica rinunzia alla nomina a senatore di diritto».

Corbino. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Corbino. Ritengo preferibile in luogo di «elezione», dire «composizione» del Senato, in quanto si tratta di nomine. Propongo questa lieve modifica formale al Comitato di coordinamento.

Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. Accetto.

Presidente Terracini. Sta bene. Se non vi sono osservazioni, rimane così stabilito.

(Così rimane stabilito).

 

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A cura di Fabrizio Calzaretti