[Il 12 dicembre 1947, nella seduta antimeridiana, l'Assemblea Costituente prosegue l'esame delle disposizioni finali e transitorie.]

Presidente Terracini. L'ordine del giorno reca: seguito della discussione del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.

Sono rimaste da esaminare soltanto due norme transitorie: la sesta e la nona. In relazione alla formazione del primo Senato della Repubblica sono stati presentati i seguenti emendamenti aggiuntivi:

1°) «Per la prima composizione del Senato il Presidente della Repubblica può nominare con suo decreto i deputati al Parlamento che fecero parte della Consulta Nazionale e che con la 27ª ebbero tre o più legislature e vennero dichiarati decaduti nella seduta del 9 novembre 1926.

«Canevari, Longhena, Treves, Canepa, Caporali, Fietta».

2°) «Per la prima composizione del Senato il Presidente della Repubblica può nominare con suo decreto senatori i deputati della 27ª legislatura dichiarati decaduti nella seduta del 9 novembre 1926 o che esercitarono la funzione di oppositori nell'Aula, i quali fecero parte della Consulta nazionale.

«Tonello, Alberti, Cicerone, De Martino, Martino Gaetano, Caroleo, Cassiani, Basile, Belotti».

3°) «Sono altresì senatori di diritto nella prima formazione del Senato della Repubblica gli ex-deputati con due legislature che hanno fatto parte della Consulta e gli ex-deputati che fecero parte dell'opposizione nell'Aula nella 27ª legislatura e che hanno fatto parte della Consulta.

«Cifaldi, Perrone Capano, Bardini».

4°) Per la prima formazione del Senato sono nominati senatori di diritto con decreto del Capo dello Stato i deputati dell'Assemblea Costituente che, avendo il requisito dell'età, furono durante il periodo della dominazione nazi-fascista condannati per anti-fascismo alla pena della reclusione per la durata non inferiore a dieci anni, oppure sfuggirono alla fucilazione che per rappresaglia avrebbero dovuto subire.

«Mastrojanni, Maffioli, Rodinò Mario, Di Fausto, Marinaro, Perugi, Colitto».

5°) «Alla norma transitoria approvata il 6 dicembre 1947 aggiungere: e chi non poté essere dichiarato decaduto perché, avendo il diritto di essere proclamato deputato, come successivamente gli fu riconosciuto, non fu arbitrariamente proclamato dalla Giunta perché dichiaratamente e notoriamente avverso al fascismo.

«Martino Gaetano, La Rocca, Corbino, Cifaldi, Cortese, Colitto».

Nitti. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Nitti. Vi sono richieste per rendere fin dalla nascita numeroso, infermo e idropico il Senato. Si vogliono ora introdurre ottanta e più nuovi senatori proposti dall'Assemblea Costituente.

Per la nostra rispettabilità e per la rispettabilità dell'Assemblea, io chiedo che queste nuove domande non vadano prese in considerazione.

Io sono il responsabile della esistenza del Senato sulla base del collegio uninominale e della forma che rivestirà. Io pensai che costituendosi un nuovo Senato per la prima volta in Italia di pura forma democratica, fosse bene conservare, nell'antica istituzione, uomini, in piccolissimo numero, che avessero una certa esperienza parlamentare e maturità di giudizio. Io proposi che per la novissima Camera che si andava a costituire e che aveva compito così grave, vi fossero persone che rappresentassero il passaggio fra il vecchio e il nuovo, e avessero una sufficiente esperienza parlamentare da poter giovare alla solidità del nuovo istituto parlamentare. Parlai di un piccolo numero e parlai di persone che avessero sufficiente esperienza. Dovevano avere cinque legislature, oltre quella per la Costituente. I senatori che io proposi non erano la turba che ora ci minaccia. Erano persone che rappresentavano tutti i partiti, da Orlando a Maffi (io non guardavo ai partiti) e che avevano esperienza.

Erano quindici senatori che dovevano entrare, con cinque legislature oltre la Costituente. Poi morì Modigliani ed allora erano rimasti quattordici. Poi, come tutto in questo periodo di esagerazioni si dilata nel bene e nel male e più nel male, man mano sono venute proposte nuove, che coloro i quali dovevano entrare nel nuovo Senato, quale che fosse la loro anzianità, fossero passati per la Assemblea Costituente; prima di tutto perché così si poteva essere sicuri che non avevano origine incerta e che non erano in ogni caso legati al fascismo o a tradizioni reazionarie pericolose. E così si è andati mano mano allargando il numero dei futuri senatori e siamo giunti al punto che si è discesi da cinque legislature — al difuori della Costituente, come io volevo — a tre legislature compresa la Costituente. Il numero come vedete è stato enormemente esagerato, troppi senatori!

Comunque, i proposti erano passati attraverso il filtro della Costituente, avendo un minimo di anzianità, e davano una garanzia, sia pure con tre legislature, compresa la Costituente, di sufficiente pratica parlamentare. Ma i desideri e le richieste sono aumentati per via. Ed il giorno stesso che noi procedevamo a questo lavoro di selezione e di limitazione, sono venute altre proposte: si doveva allargare, si dovevano comprendere altre categorie. Su questo si è discusso ed infine si è arrivati ad una formula che ha potuto conciliare, sia pure con un rilevante numero di senatori, le varie aspirazioni. Sono dovute rimaner ferme alcune disposizioni necessarie, tra cui il requisito di essere passati attraverso la Costituente, ciò che garantiva per tutti, se non completamente, almeno in grandissima parte, l'origine. Quindi vi doveva essere stata per ognuno una elezione popolare: la Costituente. Poi vi doveva essere una anzianità relativa, prelegislativa. Sono continuate e sono venute subito altre proposte. Si è parlato di coloro che non hanno appartenuto alla Costituente, ma che hanno un passato tale per cui era sufficiente garenzia, come succedaneo, la Consulta. Si è passati così ad altre categorie di aspiranti. Ma poi si è dovuto mettere un limite a ogni nuova richiesta. A proposito della proposta candidatura di Rossi Paolo, è venuta cioè davanti all'Assemblea la questione se si potessero nominare persone che non appartengano alla Costituente o che perfino non avevano appartenuto alla Consulta. Si è parlato di succedanei: requisiti di anzianità, di merito ecc. È stato necessario mettere una barriera.

L'onorevole Targetti da parte sua e l'onorevole Togliatti poi, hanno fatto delle precise dichiarazioni. L'onorevole Targetti, a nome credo del suo Partito, ha detto che l'Assemblea ha esagerato la nomina di senatori di diritto, dopo aver ricordato che il Senato deve essere eletto dal popolo e si è opposto all'allargamento.

L'onorevole Togliatti ha espresso la sua opinione in forma precisa, dichiarando che il suo gruppo avrebbe votato contro l'eccezione alla regola del suffragio diretto. Questa eccezione è, secondo lui, ammissibile solo per coloro che hanno preso parte all'Assemblea costituente, in quanto si è già ottenuto un riconoscimento popolare dopo il fascismo. Queste sono oramai le regole a cui ci dobbiamo attenere.

Viceversa le proposte nuove si sono andate sempre allargando. Ora ci troviamo di fronte alla proposta di circa ottanta nuovi senatori (Commenti). Si sono proprio in questo numero, perché per una sola categoria vi sono circa quaranta proposte di senatori. Ora, qui si tratta di una produzione invereconda e in blocco di nuovi senatori, che non sono stati filtrati da nessun suffragio popolare, che non hanno appartenuto alla Costituente, che vengono da ogni parte e sotto diverse forme.

Una voce a sinistra. Non è serio proporre questo!

Nitti. Perché tutto questo? Perché questa dilatazione? Che cosa diventerà l'Assemblea, quale garanzia presenterà davanti al pubblico, come giustificheremo queste invereconde nomine? Già si parla di selezioni individuali fra i candidati: il tale che non ha potuto entrare in tempo in una certa categoria; il tal altro che non ha potuto usufruire di un certo diritto limitato nel tempo, ecc. ecc. Tutte cose non serie, che ci diminuiscono: si è passati dalle norme del diritto pubblico alla trattativa privata.

Ora queste forme di trattativa privata darebbero per noi il più completo discredito e non vogliamo nemmeno discuterle.

Io dunque non credo che alcun'altra nomina deve essere fatta al di fuori di quelle per le quali abbiamo assunto impegno. Basta.

Ci troviamo di fronte a un ordine del giorno dilatatorio ed elefantiaco, il quale, non si sa perché, si dovrebbe firmare. Se accordiamo una sola eccezione si può essere sicuri che altri desideri verranno e altre richieste vi saranno.

Io quindi pongo una questione pregiudiziale: non è dato a noi il diritto di nominare a caso i senatori, a nostra volontà e piacimento, no.

Voi sapete che io ho diritto di parlare, perché sono l'autore della formula dei senatori che entrano al Senato non per suffragio popolare, ma per il loro passato. Io sono sempre, voi lo sapete, per ogni severità di costume politico e li avevo limitati a 14 o 15. Poi non per mia volontà divennero numero assai più grande. Non è da me proporre mai larghezza di abitudini.

Come volete che il Senato, che deve essere la più solenne Assemblea e la più severa, possa essere rispettato, se non ha continenza e perfino il numero può essere variato a caso ed arbitrio?

Vi è poi una situazione di diritto che è al disopra di noi. Noi non abbiamo proceduralmente il diritto di fare alcuna modificazione. Abbiamo determinato e stabilito i criteri da adottare: abbiamo detto in quali categorie e in quali limiti. Noi non abbiamo il diritto di riaprire una questione già votata: non possiamo tornare su un nostro voto precedente. Ciò che è fatto è oramai definitivo.

Io quindi faccio una questione pregiudiziale: l'Assemblea non può, dal momento che ha già deliberato, riprendere la questione, diminuendo anche la serietà della nostra deliberazione.

Noi non abbiamo il diritto di mutare le nostre disposizioni come bozze di stampa: oggi un numero, domani un altro, fra tre giorni un altro ancora. Sarebbe una commedia di cattivo genere.

Io vi prego, onorevoli signori e colleghi, di non esitare e di non avere colpevoli indulgenze. Ritengo che il Presidente non dovrebbe né meno — se mi consente l'affermazione severa — mettere ai voti la proposta che appare negli ordini del giorno. Si tratta di abolire ciò che solo pochi giorni fa è stato fatto. E noi non possiamo, a pochi giorni di distanza — a parte ogni altra considerazione — fare questi mutamenti improvvisi, senza diminuire la nostra dignità, la nostra serietà.

Quindi credo che, proceduralmente, il Presidente, se mi consente una preghiera, non deve mettere né meno in votazione queste proposte, perché sono contrarie alle nostre precedenti deliberazioni e non possono avere altro risultato che diminuire la serietà dell'Assemblea. (Applausi a sinistra e al centro).

Presidente Terracini. Onorevoli colleghi, abbiamo dunque una pregiudiziale sollevata dall'onorevole Nitti alla presa in considerazione di queste ulteriori cinque proposte di ammissione al primo Senato della Repubblica. Sopra questa proposta pregiudiziale possono parlare due deputati contro e un deputato ancora per sostenerla.

Canevari. Chiedo di parlare contro la pregiudiziale.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Canevari. Dichiaro di ritirare la mia proposta. Io avevo presentato quell'articolo aggiuntivo proprio per le ragioni qui esposte dall'onorevole Nitti. Egli aveva presentato infatti la proposta a questa Assemblea che fossero nominati per decreto senatori vitalizi coloro che avevano avuto cinque legislature; ma noi abbiamo invece prese delle deliberazioni per le quali deputati che ebbero non cinque legislature, ma soltanto tre, due e, in taluni casi, anche una sola legislatura hanno il diritto di essere nominati, per decreto del Capo dello Stato, senatori nella prima legislatura.

E così alcuni deputati i quali ebbero quattro o cinque legislature, che furono cacciati da quest'Aula nel 1926, che fecero parte della Consulta nazionale, non hanno il diritto di entrare nel Senato in relazione alla deliberazione che noi abbiamo assunto. È un'incongruenza; noi abbiamo incluso i senatori, nominati dalla monarchia, ma ammessi nella Consulta perché si riconobbe la loro condotta antifascista. Ebbene, lo stesso provvedimento noi non abbiamo adottato per i deputati antifascisti, cacciati dal fascismo, che si trovarono nelle medesime condizioni di essere stati ammessi nella Consulta Nazionale, come i predetti senatori.

Io ritiro pertanto la mia proposta; e poiché mi trovo dinanzi, come ho detto, ad una incongruenza, ad una ingiustizia che non può essere misconosciuta, appunto per le stesse ragioni esposte or ora dall'onorevole Nitti, mi riservo di sottoporla al Comitato di coordinamento e alla Commissione dei Settantacinque. E quando l'Assemblea si troverà di fronte ad una nuova proposta della Commissione che avesse ripreso in esame la questione, io credo che non avrà difficoltà a ritornare sulle proprie decisioni per giungere ad una riparazione doverosa verso i più anziani, verso coloro che hanno ben meritato del Paese in momenti così difficili.

E credo che tale proposta troverà consenziente — almeno me lo auguro — anche lo stesso onorevole Nitti. (Approvazioni).

Cappi. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Cappi. A titolo personale dichiaro che non condivido l'opinione dell'onorevole Nitti che in via assoluta debba esservi una preclusione alla nostra Assemblea di riesaminare una questione già decisa. Tuttavia io voterò a favore della pregiudiziale, in quanto ritengo che già troppo grave ferita con le nostre deliberazioni abbiamo arrecato al principio solennemente sancito nella Costituzione — principio sostanziale e non formale — della elettività del Senato. (Applausi).

Tonello. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Tonello. Onorevoli colleghi, io non discuto dal lato giuridico la giustezza della pregiudiziale sollevata dall'onorevole Nitti. Può anche, in linea astratta, essere giusta, questa pregiudiziale. Gli è che io — che sono tra i compresi nell'infornata ultima, e potrei anche tacere, contento nel mio egoismo — sento il bisogno dell'animo mio, in questo momento, di parlare, perché quella specie di ammissione al laticlavio che è venuta a me, la vedo negata ad uomini di alto valore, per le modalità che hanno accompagnato questa nomina.

Bisognava forse prima vagliare cioè le proposte dei colleghi che si compiacquero di farle a vantaggio nostro, per non giungere a delle esclusioni che sono dolorose, onorevoli colleghi. Potrei fare dei nomi nobilissimi e altissimi. Io ricordo che prima del fascismo c'era qui dentro un lottatore nobilissimo, tenace, un uomo che ha illustrato anche il Paese col suo pensiero e coi suoi scritti: Lombardo Pellegrino. Ebbene, quest'uomo che ha due legislature, che appartenne alla Consulta, quest'uomo è stato escluso. Così pure Nicola Lombardo... E poi mi è odioso fare dei nomi, perché potrei dimenticare altri che hanno meriti e che, pur non essendo in quest'Aula, hanno continuato la santa battaglia per avere un'Italia libera.

Sentite: potevate essere rigidi assertori della eleggibilità del Senato; benissimo, ma allora non dovevate fare nessuna eccezione; dovevate cancellare allora tutte le ammissioni, perché sareste stati logici. Ma non eravate logico voi, onorevole Nitti, quando veniste a proporci prima i 4-5-6 senatori a vita, e poi anche altri per meriti. O si applica una legge nella sua rigidità; e allora nessuno può lagnarsi (Approvazioni al centro); ma quando si torna al pensiero aulico delle nomine regie, sostituendo quasi il Presidente al re, allora abbiamo diritto anche noi di vedere fin dove si può giungere e come si è giunti a questo punto. Io credo che possiamo, per questa prima legislatura del futuro Senato, aggiungere anche quei pochi nomi che sono stati trascurati.

E lo domando io, che faccio parte dei nuovi senatori. Preferirei che si abolisse tutto quello che si è fatto piuttosto che degli uomini nobili ed onesti rimanessero fuori! (Applausi Commenti).

Nobile. Chiedo di parlare contro la pregiudiziale.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Nobile. Onorevoli colleghi, l'onorevole Nitti ha proposto in sostanza che l'Assemblea non ritorni sulle sue votazioni precedenti. Contro questo io parlo, perché le proposte che vengono oggi presentate all'Assemblea sono una conseguenza diretta delle ultime votazioni che, secondo me, non hanno alcuna base giuridica. L'Assemblea non poteva da se stessa eleggere a membri del Senato alcuni suoi membri! Ciò esorbitava dai suoi poteri. La conseguenza di quell'errore la scontiamo oggi, e la scontiamo con queste altre proposte, le quali da alcuni colleghi ci vengono presentate anche con buone argomentazioni.

Io sostengo questo: la votazione fatta a scrutinio segreto il 6 dicembre diede una maggioranza di soli diciannove voti. Ora, come risulta dal resoconto sommario, gli interessati alla questione che presero parte a quella votazione furono molto più di quaranta. Essi avrebbero dovuto astenersi, perché non si nominassero da se stessi senatori. Ma ciò non fecero: per conseguenza, quella votazione è nulla; essa non rappresentava il pensiero dell'Assemblea!

Propongo quindi che l'Assemblea ritorni sulla votazione ed annulli tutte le nomine fatte. (Commenti).

Perrone Capano. Chiedo di parlare

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Perrone Capano. Onorevoli colleghi, io in sostanza concordo con le dichiarazioni fatte dall'onorevole Nitti e dall'onorevole Cappi, ma trovo che l'argomento addotto dall'onorevole Tonello abbia ragione di quelle affermazioni.

Il principio elettivo adottato per il Senato non doveva essere violato affatto, ma, una volta violato, mi sembra non sia giusto che se ne determinino delle conseguenze profondamente diverse. (Commenti).

Onorevoli colleghi, a me pare — ad esempio — che non sia giusto porre su un piano differente il titolo che deriva dall'aver fatto parte del cosiddetto Aventino e quello che derivi dall'avere esercitata l'opposizione in Aula; e quando il titolo di oppositore nell'Aula sia stato riconosciuto e riconsacrato con l'elezione degli oppositori a componenti della Consulta, credo che ciò debba essere ritenuto sufficiente perché si faccia pel Senato un identico trattamento agli uni e agli altri.

La Consulta — non dobbiamo dimenticarlo! — non è stata, è vero, eletta dal popolo, ma costituita in base ad alcune considerazioni e titoli che hanno rappresentato per i designati la consacrazione ufficiale del loro antifascismo attivo ed operante.

io credo quindi che debba essere respinta la pregiudiziale, onde dar modo all'Assemblea di compiere un atto di giustizia nei confronti di tutti coloro i quali in realtà, dopo essere stati eletti deputati, hanno ripetutamente computa opera di antifascismo, solennemente consacrata, dopo la caduta del fascismo con la loro elezione a componenti della Consulta.

Presidente Terracini. Vi è, dunque, la pregiudiziale dell'onorevole Nitti di non passare all'esame delle nuove proposte presentate per l'ammissione di diritto nel primo Senato della Repubblica, di alcune categorie di cittadini.

Labriola. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Labriola. Io fui assente quando venne proposto d'introdurre nel Senato alcuni deputati che avevano determinate qualità. Non so in che maniera avrei risoluto il mio caso di coscienza se fossi stato presente, ma non sono stato presente, e quindi non sono fra quelli che, interessati alla questione, possono aver votato favorevolmente.

Oggi che la pregiudiziale dell'onorevole Nitti è stata intesa in un senso particolare, dichiaro di astenermi.

Presidente Terracini. Pongo in votazione la pregiudiziale proposta dall'onorevole Nitti.

(È approvata).

Tosato. C'è ora la proposta fatta dall'onorevole Nobile.

Presidente Terracini. Pregherei, data l'importanza di tale proposta, l'onorevole Nobile di formularla in modo preciso, così che possa essere presentata formalmente all'Assemblea.

 

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A cura di Fabrizio Calzaretti