[L'8 marzo 1947 l'Assemblea Costituente prosegue la discussione generale del progetto di Costituzione della Repubblica italiana.

Vengono qui riportate solo le parti relative all'articolo in esame, mentre si rimanda alle appendici per il testo completo della discussione.]

Ghidini. [...] Per quanto invece riguarda la pretesa improprietà del linguaggio, debbo dire che la Carta costituzionale doveva essere soprattutto accessibile e comprensibile al volgo. Io, per verità, non ho mai cercato la letteratura nelle leggi, ma se anche avessi avuto, per avventura, la mania di esigere che la legge sia, sotto il profilo stilistico e letterario, una cosa perfetta, l'avrei senz'altro vinta e repressa di fronte alla necessità che la legge costituzionale sia veramente comprensibile e accessibile a tutti. Così giustifico le inesattezze di linguaggio che siano contenute nel progetto di Costituzione. Non per questo credo che esso meriti la vostra condanna.

A questo proposito ricordo che l'altro giorno, prima ancora che parlasse l'onorevole Calamandrei, un nostro eminente collega mi fece la stessa osservazione. L'onorevole Calamandrei non ha specificato quali siano le inesattezze e le imprecisioni che lamenta. Invece, questo collega mi faceva osservare come, ad esempio, in un certo articolo che ora non ho presente, si dica che il cittadino può «circolare» liberamente nel territorio nazionale.

Il collega diceva, arricciando, il suo naso letterario, che non gli andava, perché gli ricordava il «circolate» dei vigili urbani quando vogliono sciogliere un assembramento. Ed è vero. Ma io ricordavo, nel medesimo tempo un episodio al quale fui testimone: Un contadino della montagna era giunto in città e, come sempre accade, si sentiva spaesato. Egli si dirigeva tutto confuso a un ufficio postale tenendo come doveva il lato sinistro della strada. Quando arrivò ad un punto dove c'era un piccolo assembramento, un vigile urbano, invece di dire «circolate» disse «transitate», e il povero contadino, sbalordito, attraversò la strada. Ma dall'altra parte c'era l'altro vigile che gli contestò il divieto di attraversare in quel punto elevandogli la contravvenzione. Così il contadino se ne tornò alla sua casa di montagna persuaso che i regolamenti di polizia urbana sono un caos e che i vigili non ne capiscono niente.

È per questo motivo che l'accusa di imprecisione letteraria poco ci tocca. Ad ogni modo, al momento opportuno, quando si dovrà pur compiere il lavoro di revisione finale, allora si potrà migliorare il progetto anche sotto questo profilo.

 

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A cura di Fabrizio Calzaretti