[Il 7 marzo 1947, nella seduta pomeridiana, l'Assemblea Costituente prosegue la discussione generale del progetto di Costituzione della Repubblica italiana. — Presidenza del Vicepresidente Tupini.

Vengono qui riportate solo le parti relative all'articolo in esame, mentre si rimanda alle appendici per il testo completo della discussione.]

Capua. [...] Vedo anche in questo progetto un grave pericolo per l'unità della famiglia. L'unità della famiglia, sia pure dal punto di vista morale e da quello giuridico, è l'effetto del rapporto di matrimonio, reso indissolubile dalla legge ed inteso come tale dai coniugi, per la sua forza spirituale e sacramentale.

In funzione di ciò, l'articolo 24 sancisce la indissolubilità del matrimonio.

Ma se una famiglia, fondata sul puro rapporto naturale e fisiologico di filiazione, è ormai destinata per legge a produrre gli stessi effetti che conseguono ad una famiglia fondata sul matrimonio, io oso pensare che saranno ben pochi coloro che (a meno che non abbiano una superiore coscienza morale e un alto spirito religioso) accederanno a giuste nozze.

Perché, in fondo, sarebbero sciocchi ad affrontare la indissolubilità del vincolo quando dall'altra parte si possono avere tutti i vantaggi del matrimonio. Questo riporta la famiglia ad un mero prodotto naturale, al suo momento primordiale.

Non è ammissibile, a parer nostro, che un vincolo, contratto dinanzi alla legge e a Dio, nella consuetudine di un rito che esprime il sentimento etico e religioso di un popolo, abbia lo stesso valore e gli stessi effetti che può avere una unione la quale spesso sorge nel peccato, e nella riprovazione pubblica.

Io vedo in ciò un divisamento: allorché si vuole scardinare lo Stato si comincia sempre con lo scardinare la famiglia. Forse sbaglierò; anzi, mi auguro di sbagliare, ma ho questo sospetto.

L'onorevole Tupini, democristiano, questa questione non l'ha toccata e vi ha sorvolato elegantemente, ripetendo il gesto di Ponzio Pilato!

 

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A cura di Fabrizio Calzaretti