[Il 17 aprile 1947, nella seduta antimeridiana, l'Assemblea Costituente prosegue la discussione generale del Titolo secondo della Parte prima del progetto di Costituzione: «Rapporti etico-sociali». — Presidenza del Vicepresidente Tupini.

Vengono qui riportate solo le parti relative all'articolo in esame, mentre si rimanda alle appendici per il testo completo della discussione.]

Rodi. [...] Ebbene, la Costituzione non ha tenuto conto del fattore soggettivo in seno alla famiglia ed ha considerato solo quello oggettivo. Per questa ragione ha definito la famiglia una società naturale posta, per di più, sotto il controllo dello Stato. Il quale Stato o potrà essere indifferente — la nota indifferenza statale — nei confronti della famiglia, oppure sarà obbligato a ingerirsi nei fatti della famiglia fino al punto da turbare il suo equilibrio e da inceppare la libertà dei suoi membri.

Moro. Questo non è detto in nessun articolo della Costituzione.

Rodi. Non è detto esplicitamente, onorevole Moro, ma segua il mio discorso ed il mio pensiero le si renderà chiaro.

Lo Stato, infatti, assicura alla famiglia certe particolari condizioni economiche. Qui noi ci troviamo o di fronte ad un'affermazione teorica, la quale, quindi, non avrebbe un valore effettivo agli effetti dell'applicazione della Costituzione, oppure questo fatto implica la promessa di una modificazione profonda nella società italiana, e cioè una riforma sociale la quale tenda ad un'ingerenza talmente profonda dello Stato nella famiglia da poter seguire anche le sue vicende economiche.

Del resto noi non sappiamo con quali mezzi e attraverso quali sistemi lo Stato può sorvegliare la famiglia anche nell'ambiente economico; non sappiamo in che modo lo Stato potrà intervenire nella finanza e nell'economia di una famiglia per sopperire alle eventuali esigenze, e naturalmente noi crediamo, che, tutt'al più, allo Stato sia riservato il diritto di aiutare, di appoggiare tutte quelle organizzazioni sociali nelle quali si concentra la solidarietà umana e nelle quali arriva veramente la vivezza della famiglia, quella vivezza che allo Stato sfugge, perché troppo alto e lontano e non in grado di penetrare l'organismo famigliare fino al punto da sostenerlo in ogni sua vicenda.

[...]

Gallico Spano Nadia. [...] Nella Costituzione è detto: la famiglia è una società naturale. Vi è chi pensa che noi accettiamo questa formulazione perché per noi la semplice unione dell'uomo e della donna è condizione sufficiente per la formazione della famiglia. Non è esatto: la famiglia per noi esiste soltanto quando la sua costituzione è regolata dalla legge, quando è fondata sul vincolo matrimoniale. Però questo vincolo crea un organismo, un istituto che ha delle leggi naturali, preesistenti alle leggi dello Stato. Accettiamo inoltre questa formulazione anche perché è la semplice constatazione di un fatto che genera però la ricerca dei rapporti fra questa società naturale costituita dalla famiglia e lo Stato.

Nel progetto questi rapporti sono esplicitamente indicati: da una parte garanzia dello Stato per facilitare la formazione e lo sviluppo della famiglia; senza questa garanzia sarebbe inutile che noi ci affaticassimo a scrivere tre articoli sulla famiglia. Ma questa garanzia deve trovar posto nel progetto di Costituzione sopra tutto in quegli articoli sui rapporti economici, che debbono assicurare le condizioni materiali per la vita e il consolidamento della famiglia.

A questo proposito è opportuno precisare che il contributo che l'istituto familiare può e deve dare al consolidamento della morale della nazione è condizionato dalle basi su cui viene fondata la famiglia. Solo una famiglia nuova, democratica può contribuire al rinnovamento della vita italiana. Ecco perché è importante stabilire quali debbono essere all'interno della famiglia i rapporti dei coniugi fra di loro e dei genitori verso i figli.

[...]

Lo Stato deve inoltre garantire una condizione economica dignitosa alla famiglia, perché il disagio economico è spesso una delle cause di disgregazione della famiglia.

Noi così miriamo a dare al vincolo matrimoniale l'alto valore morale, che esso deve avere; valore che invece, il fascismo ha diminuito e umiliato.

[...]

L'ultima parte dell'articolo 25 esamina la protezione della maternità, dell'infanzia e della gioventù. Noi accettiamo questa formulazione alla quale porteremo emendamenti di precisazione; ma nell'affermarlo dobbiamo ricordare che noi lottiamo per la democrazia, lottiamo per una vita nuova. I criteri fascisti di protezione della maternità devono quindi sparire; erano criteri di beneficenza o mossi da interessi politici. La protezione della maternità non è solo un diritto per la donna, per la madre, per i bambini; è una necessità per lo Stato italiano che noi vogliamo rinnovare democraticamente. In altre parti del progetto di Costituzione si dovranno esaminare e stabilire le provvidenze da assicurare alle lavoratrici madri. In questo articolo è il diritto della donna in quanto madre e la sua difesa nell'ambito della Costituzione che deve essere affermato. Per questo bisogna assicurare alla famiglia condizioni economiche dignitose. Occorre proteggere le famiglie numerose. Questo non è un richiamo ad una propaganda che noi riteniamo superata; ma esistono in Italia numerosissime famiglie che hanno parecchi bambini e che si dibattono in difficoltà quotidiane. Lo Stato deve assicurare, accordando aiuti particolari alle famiglie numerose, che tutti i bambini italiani possano avere un avvenire sicuro. Occorre unificare l'assistenza, non lasciarla più in balìa di iniziative private concorrenti, di tendenze diverse. Lo Stato deve unificare l'assistenza e creare, là dove non esistono, gli organi ad essa preposti: i nidi rionali, gli asili troppo spesso lasciati ad enti privati, sviluppare e favorire gli organi già esistenti, come per esempio l'Opera maternità e infanzia, la quale deve essere democratizzata. Non è possibile, come avviene attualmente, che delle donne che chiedono di poter controllare come vengono distribuiti, come vengono adoperati i mezzi che l'Opera maternità e infanzia ha a sua disposizione per proteggere la maternità, si debbano veder negato questo diritto di controllo democratico e popolare sotto pretesto che esse debbono essere umilmente riconoscenti a chi le aiuta. Bisogna introdurre nell'interno stesso dell'Opera maternità e infanzia il concetto che la madre ha diritto all'assistenza e non chiede un'elemosina. Bisogna riformare tutti gli istituti dove troppo spesso avviene che i bambini ricoverati muoiono. I brefotrofi di Roma negli ultimi anni hanno registrato il 40 per cento di morti di bambini; negli asili dove sono ricoverati i bambini dei tubercolosi, come nell'istituto Maraini di Roma, i bambini, per mesi e mesi, non crescono di un grammo, non acquistano peso, non riescono a sostenersi sulle loro gambe per mancanza di calcio dovuta alla denutrizione.

Queste questioni vanno denunciate anche qui, alla Costituente, perché questa è la sede dove debbono venire tutte le richieste, le rivendicazioni di tutto il popolo italiano, perché è qui dove si deve proteggere la famiglia, la vita di tutto il popolo italiano. Occorre moltiplicare le colonie estive, e tutti gli organismi per la protezione preventiva della salute. Per questo noi proponiamo che nella formulazione dell'articolo sia esplicito il riconoscimento dell'importanza sociale della maternità.

È evidente che con questo non è esaurita la questione della famiglia. Questa verrà formulata nei suoi particolari dalla futura legislazione, che qui però deve essere giustamente indirizzata. La questione è delicata ed interessa tutti i settori dell'Assemblea. Tutti dobbiamo collaborare a far sì che essa venga formulata nel modo più giusto possibile da questa Costituzione che per la prima volta in Italia sancisce i diritti della famiglia, e nell'ambito della famiglia, di ogni suo componente. Noi dobbiamo ricordarci che questa è la prima Assemblea della Repubblica italiana e che la Repubblica si deve distaccare dal passato anche per le nuove garanzie che darà alla famiglia, base di un orientamento sano verso una vita nuova, verso una vita democratica quale è quella che noi vogliamo costruire. (Applausi a sinistra).

[...]

Giua. [...] Il primo comma dell'articolo 23, laddove si afferma che «La famiglia è una società naturale: la Repubblica ne riconosce i diritti e ne assume la tutela per l'adempimento della sua missione e per la saldezza morale e la prosperità della nazione», è un comma che io abolirei completamente; lo abolirei sia nel primo periodo che nella seconda parte. La seconda parte ha un riferimento di carattere nazionalistico. È molto recente l'esaltazione che è stata fatta in periodo fascista della famiglia numerosa, perché oggi noi possiamo approvare una tale concezione.

Noi pensiamo che la grandezza del popolo italiano non consista nella prolificità; noi pensiamo che la quantità non risolva il problema della qualità; noi pensiamo che se le leggi intervenissero non per fare propaganda perché le famiglie siano numerose, ma per lasciare invece che il buon costume sorga dalle condizioni reali del popolo, noi pensiamo, dicevo, che una Costituzione e una legge che seguissero questa norma, sarebbero una Costituzione ed una legge più adeguate alle condizioni del popolo italiano.

«La Repubblica assicura alla famiglia le condizioni economiche necessarie alla sua formazione, alla sua difesa e al suo sviluppo, con speciale riguardo alle famiglie numerose». Ecco perché è necessario limitare la formulazione di questo comma, dicendo che «La Repubblica tutela la famiglia» e, se mai, «le condizioni economiche necessarie al suo sviluppo».

[...]

Tumminelli. [...] Il titolo dei rapporti etico-sociali ci porta di peso sul disegno, non più larvato, dell'orientamento vincolistico e statalistico della Carta costituzionale in elaborazione.

«La Repubblica assume la tutela della famiglia per l'adempimento della sua missione e per la saldezza morale e la prosperità della Nazione».

Lo Stato dunque entra nel sacrario della famiglia, dichiarata società naturale e perciò originaria autonoma.

In base a questo articolo il bambino è colto ancora nel grembo materno, poi al primo affacciarsi alla conoscenza del mondo circostante, la famiglia virtualmente l'ha in custodia, nella vigilanza e sotto la tutela dello Stato. La famiglia è una vigilata speciale della Repubblica, nella sua stessa formazione naturale che ha per fine la continuità.

Quando il bambino cresce, la Repubblica provvede a proteggerlo «favorendo e istituendo gli organi necessari a tale scopo», il che vuol dire una nuova G.I.L. con i figli della lupa, gli avanguardisti, ecc.

Gli organismi sono già pronti: il fronte della gioventù da parte rossa, i boy-scouts da parte democristiana. Educazione spartana! Licurgo ed Hegel si danno la mano, per la prosperità della nazione e l'annullamento della persona umana, per il conformismo spirituale e mentale, nelle finalità del nuovo stato etico!

Tutto questo per combattere l'individualismo di Rousseau? Per favorire la libertà della persona umana? Per realizzare la res publica christianorum che fa sì che totus mundus est quasi unica res publica, in omaggio agli articoli terzo e quarto?

«La Repubblica assicura alla famiglia le condizioni economiche necessarie alla sua formazione, alla sua difesa ed al suo sviluppo».

Il bambino, il giovinetto, l'uomo, la famiglia; tutto entra nella tutela della Repubblica che annulla ogni iniziativa e assorbisce la personalità individuale, nei tentacoli mastodontici e macchinosi di uno Stato che penetra ovunque, che provvede a tutto, che detta le norme generale sull'istruzione, che assicura assegni alle famiglie ed altre provvidenze.

Una educazione vincolata, una scuola vincolata, una cultura vincolata, manifestazioni dell'arte e della scienza nei confini dei disegni dello statalismo. Il pensiero e l'uomo sono spiati e vigilati. È questa la casa sociale dell'uomo? Sono questi i muri maestri scavati sulla dura pietra della sacra persona dell'uomo, creatura eccelsa per predilezione di Dio? È questa la volta del corpo giuridico della casa civile dell'uomo? No, onorevoli colleghi, questa non è la casa per fratelli, non è la casa per uomini che cooperano per uno stesso fine che è lo sviluppo della personalità umana, sino ai vertici della sua vita religiosa.

Qui manca l'essenziale: libertà e amore. E Iddio non può benedire questa casa senza amore e contro natura. (Applausi a destra).

 

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A cura di Fabrizio Calzaretti