[Il 27 giugno 1947 l'Assemblea Costituente inizia l'esame degli emendamenti agli articoli del Titolo quinto della Parte seconda del progetto di Costituzione: «Le Regioni e i Comuni».

Vengono qui riportate solo le parti relative all'articolo in esame, mentre si rimanda al commento all'articolo 114 per il testo completo della discussione.]

Presidente Terracini. [...] Passiamo all'esame dell'articolo 107:

«La Repubblica si riparte in Regioni e Comuni.

«Le Provincie sono circoscrizioni amministrative di decentramento statale e regionale».

[...]

Presidente Terracini. L'onorevole Chieffi ha presentato il seguente emendamento:

«Sostituirlo col seguente:

«La Repubblica si riparte in Regioni, Provincie e Comuni.

«Le Provincie ed i Comuni sono enti autarchici territoriali con proprie rappresentanze elettive, che realizzano un più vasto decentramento amministrativo statale e regionale».

Ha facoltà di svolgerlo.

Chieffi. Diversi sono i colleghi che hanno presentato emendamenti all'articolo 107 del progetto di Costituzione: a me sembra ragionevole introdurre nella Costituzione che la Provincia è un ente autarchico con rappresentanza elettiva. Quali motivi sussistono per indicare esplicitamente che la Provincia è un ente autarchico con rappresentanza elettiva? Vi può essere un ente autarchico anche senza la rappresentanza elettiva? Abbiamo visto durante il ventennio fascista i Comuni conservare la caratteristica di enti autarchici; ma a reggerne l'amministrazione veniva nominato il podestà. Così, d'altra parte, abbiamo visto i presidi di Provincia sostituirsi alle deputazioni provinciali. La legge comunale del 1865 riconosceva una propria personalità giuridica alla Provincia, ed a capo della deputazione provinciale doveva essere il Prefetto. La legge successiva del 1889 toglieva la presidenza della deputazione provinciale al Prefetto e l'affidava ad un membro elettivo. Ora, ecco perché io dico che la rappresentanza elettiva non è una caratteristica propria e sempre costante dell'autarchia. L'ente autarchico deve disporre di mezzi propri, ossia deve avere un proprio patrimonio. Non bisogna dimenticare che il patrimonio delle Province è stato creato attraverso il sacrificio dei cittadini che vivono in quel determinato territorio, attraverso il pagamento delle tasse e attraverso le donazioni che vi possono essere state. Ora, il voler limitare la Provincia ad una circoscrizione territoriale, come fa il progetto di Costituzione, snatura completamente il significato dell'ente autonomo che ha un proprio patrimonio. La Provincia, nelle configurazioni attribuitegli dal nostro diritto pubblico, appare come una circoscrizione amministrativa dello Stato e come ente autarchico rivolto all'esplicazione di determinate attività di un dato territorio. Spesso si fa confusione quando si parla della Provincia e delle funzioni ad essa inerenti. Talvolta si crede che la deputazione provinciale sia un ufficio della Prefettura, e la Giunta provinciale amministrativa e l'ufficio del medico provinciale siano organi della Provincia come organo amministrativo ed elettivo.

Dirò senz'altro che la Provincia come organo di circoscrizione statale, cioè la Prefettura, deve scomparire; mentre deve rimanere la Provincia come ente autarchico, che, oltre agli attuali poteri ed attribuzioni — quali strade, matrimoni, brefotrofi — deve avere parte delle funzioni, oggi di competenza della Prefettura, cioè, la Provincia può divenire, ed esempio, il centro di assistenza sanitaria per la circoscrizione territoriale provinciale.

La dizione dell'articolo 107, così com'è formulata, è frutto di compromesso tra i membri della Sottocommissione; già in occasione della prima relazione alla seconda Sottocommissione l'onorevole Ambrosini ha posto in evidenza la necessità di non sopprimere la Provincia come ente autonomo; egli diceva che non si doveva ad un accentramento sostituirne un altro, col passaggio di tutti i poteri del capoluogo di Provincia al capoluogo della Regione. La formula, così com'è nel Progetto non può essere da noi approvata.

D'altra parte, grave è l'incongruenza che si denota nella formulazione dell'articolo 120 del Progetto, quando si parla della costituzione della Giunta in ogni circoscrizione provinciale o ufficio di decentramento regionale. Quali sono le modalità per la formazione di questa Giunta, quali i poteri? È evidente che i membri della Commissione si sono trovati in così profondo dissidio, da rimandare tutto alla legge della Repubblica. Anche qui dobbiamo dedurre che, dal contrasto verificatosi in seno alla seconda Sottocommissione, è nata una formula ambigua, che non risponde alle richieste ed alle esigenze manifestatesi in tutte le Province, che tendono a realizzare un maggiore decentramento, conservando però la natura di ente autarchico per assumere parte dei poteri che oggi sono di competenza della Prefettura.

In Sardegna, ove il problema autonomistico è sentito da tutte le popolazioni, sono sorti profondi contrasti quando si è trattato di discutere sul mantenimento o meno della Provincia; ed il dissidio più profondo è sorto tra le province settentrionali di Sassari e Nuoro e quella di Cagliari.

L'amico Lussu ha affermato che coloro i quali sono per la conservazione della Provincia appartengono ad una oligarchia federale d'interessi, minacciante l'autonomia regionale. Io dico, caro Lussu, che proprio coloro i quali sostengono la soppressione della Provincia minacciano inconsapevolmente di compromettere l'autonomia; perché il problema «Provincia» è forse più profondamente sentito, di quanto, in alcune Regioni non sia il problema «Regione».

La conservazione della Provincia come ente autonomo ha importanza notevole per la riforma che vogliamo realizzare attraverso la Regione: occorre fare conoscere questo nuovo istituto senza eccessive divisioni, nello spirito di solidarietà e di collaborazione.

D'altra parte, l'onorevole Lussu ha riconosciuto al partito al quale appartengo il merito, specialmente per virtù di Don Sturzo, di aver fatto sua l'idea autonomista; ebbene, Don Sturzo non si è pronunziato contro la soppressione della Provincia, ma ha affermato la necessità di riconoscere ad essa ben altre funzioni e la rappresentanza permanente degli interessi comunali. Non si può negare a quest'uomo, che ha battagliato per tanti decenni per questa idea, uno spirito antiautonomista, anche quando s'è manifestato per la conservazione della Provincia. (Interruzione dell'onorevole Lussu).

Concludo questa breve esposizione, affermando che è vivo l'interesse e l'attesa in tutte le Province, perché esse vengano conservate come enti autarchici con rappresentanza elettiva.

Ho fatto un accenno allo statuto progettato per la Sardegna. Anche qui si è verificato un profondo contrasto, quando si è trattato di discutere sulla conservazione o meno della Provincia; a questo riguardo la Consulta regionale è ricorsa ad una formula ambigua, poiché ha ammesso che la Provincia venga mantenuta per un primo tempo, salvo poi all'Assemblea regionale, una volta eletta, modificarne la struttura e i poteri.

Riesamineremo la questione quando l'Assemblea Costituente sarà chiamata a discutere e deliberare sullo Statuto sardo; dirò soltanto che si è dovuta aggirare la posizione, e trovare una formula di compromesso, senza di che non avremmo potuto presentare il progetto che oggi è all'esame dell'apposita Commissione. Termino, dato che su questo argomento sono parecchi i presentatori di emendamenti; quasi tutti si sono limitati a richiedere la inserzione della Provincia fra gli enti che devono far parte del territorio dello Stato. Il mio emendamento ha un'altra portata, perché sostengo che, oltre a conservare la natura di ente autarchico, la Provincia deve costituzionalmente avere una propria rappresentanza elettiva. Solo così facendo, si rende un servizio alle autonomie regionali, che debbono realizzare una sincera e concreta collaborazione fra le diverse Province e che invece potrebbero venire pregiudicate da un nuovo accentramento nel capoluogo della Regione.

[...]

Presidente Terracini. [...] L'onorevole Romano ha presentato il seguente emendamento:

«Sostituirlo col seguente:

«La Repubblica si riparte in Regione, Provincie e Comuni.

«Nei capoluoghi di Provincie hanno sede gli Ispettorati amministrativi e provinciali».

Ha facoltà di svolgerlo.

Romano. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, l'emendamento da me proposto si può scindere in due parti. La prima parte trova riscontro negli emendamenti proposti da altri colleghi, dove si insiste perché sia mantenuta l'istituzione della Provincia come ente autarchico e si vuole evitare che, attraverso un decentramento, si cada nell'accentramento. Con la seconda parte dell'emendamento si vuol far sì che attraverso il decentramento, non si vada nel disordine amministrativo, in quel disordine amministrativo che potrebbe portare ad una forma quasi di anarchia amministrativa, specie nei luoghi dove si è meno politicamente maturi.

[...]

Considerando la Regione appunto come ente locale di decentramento amministrativo, si presenta la questione della conservazione o meno della Provincia.

Nell'articolo 107, comma secondo, del progetto di Costituzione si legge: «Le Provincie sono circoscrizioni amministrative di decentramento statale e regionale».

Quindi la Provincia dovrebbe scomparire come ente autarchico territoriale, dotato di proprie personalità.

Però lo stesso Progetto all'articolo 120 corre ai ripari e dice: «La Regione esercita normalmente le sue funzioni amministrative a mezzo di uffici nelle circoscrizioni provinciali, che può suddividere in circondari per ulteriore decentramento. Nelle circoscrizioni provinciali sono istituite Giunte nominate dai Corpi elettivi, nei modi e coi poteri stabiliti dalle leggi della Repubblica».

Con questa disposizione si riconosce la necessità di mantenere un contatto più immediato con i bisogni locali; ed allora tanto vale mantenere la Provincia, che, attraverso una lunga tradizione ha assunto una fisionomia propria e vive nel cuore degli italiani.

Si è detto da qualcuno che la Provincia si occupa soltanto di strade, di manicomi, di brefotrofi. Anzitutto, questo non è esatto perché alla Provincia fanno capo i Consorzi provinciali antitubercolari, le Federazioni provinciali dell'Opera nazionale maternità ed infanzia, i Comitati antimalarici ed altre attività amministrative.

D'altra parte, non sarebbe giustificata la soppressione della Provincia per la considerazione delle limitate funzioni, le quali possono allargarsi facendo della Provincia il principale elemento dell'autonomia locale.

Deve rilevarsi che in alcune Regioni vi sono centri che si contendono il primato e che, elevando a sede dell'ente Regione una delle città concorrenti, si pongono le altre in condizioni di inferiorità. Con l'elevazione a capoluogo di Provincia molti centri si sono sviluppati in edilizia, nel campo commerciale ed industriale. Con la soppressione della Provincia essi perderebbero ogni importanza, mentre si inizierebbe un periodo di decadenza, con gravi danni di molteplici interessi. Attuandosi l'autonomia regionale, la pratica dimostrerà come per alcuni servizi non sarà sufficiente l'unico ufficio regionale. Esempio: lavori pubblici. Vi sarà un ufficio tecnico nel capoluogo della Regione, come Palermo; ma se i lavori debbono eseguirsi in provincia di Siracusa, sarà necessario lo spostamento dei funzionari da Palermo a Siracusa, onde la necessità di uffici distaccati. Quindi, per ragioni di distanza, molti uffici non si potranno sopprimere, ed allora la Provincia continuerebbe ad esistere di fatto. Non so poi spiegare perché da qualche collega si sostiene di mantenere in vita solo le Province esistenti prima del fascismo, quasi come se quelle sorte durante il ventennio fascista avessero demeritato.

Va anche rilevato che nel Progetto non è detto, e non lo si poteva dire, e neppure si intuisce dai principî generali, se saranno lasciati gli uffici statali esistenti nelle Province: Intendenza di finanza, Genio civile, Ispettorati agrari provinciali, Questure, Uffici sanitari provinciali. Questi io penso che non si potranno portare alla Regione, giacché, così facendo, si creerebbe, come ho detto, un accentramento nel decentramento. Ciò deve avere preoccupato anche i compilatori del Progetto, che nell'articolo 120 hanno parlato di suddivisione circondariale. Questo però costituirebbe altro eccesso non giustificato dai migliorati mezzi di comunicazione rispetto al tempo in cui esistevano i circondari.

In verità, l'incertezza della sorte di tutti gli uffici statali esistenti nei capoluoghi di Provincia ha messo in grave preoccupazione migliaia di famiglie, le quali con paura pensano ad eventuali trasferimenti che costituirebbero dei veri disastri familiari in tempi tanto difficili, in cui trovare una casa non è problema di facile soluzione. Non è giusto tacere di questi gravi inconvenienti, anzi è doveroso chiarire e tranquillizzare tutta una categoria di funzionari. Non so pensare al passaggio di detti uffici statali alle dipendenze della Regione, perché allora si moltiplicherebbe la burocrazia.

Nell'attuazione di questo primo grande esperimento dell'autonomia è prudente andare cauti, conservando tutto quello che l'esperienza del passato consiglia di conservare giacché, come diceva il Gioberti, in tutte le riforme occorre un allacciamento tra il vecchio e il nuovo, in quanto nel collegamento è la vitalità di ogni riforma.

Altro interrogativo grava sulla sorte dei funzionari delle Prefetture.

È ben vero che questa materia non può trovar posto in sede di costituzione e che dovrà essere disciplinata dalle leggi ordinarie dell'ordinamento amministrativo.

Ma è giusto che di questa materia si possegga in anticipo la visione generale ed organica, fissando in sede costituzionale quei principî, ai quali il legislatore futuro dovrà attenersi. Tutti sappiamo che il prefetto in ogni tempo è stato sempre la longa manus del Governo centrale; tutti sappiamo che spesso, e specie durante il fascismo, al prefetto venivano attribuiti poteri, in virtù dei quali era consentito ingerirsi in tutti i rami dell'amministrazione, assumendo così una funzione odiosa e poliziesca; tutti sappiamo dei frequenti contrasti tra l'autonomia del Comune e lo strapotere prefettizio; ma tutto questo non giustifica la soppressione radicale di un organismo, che, come ogni medaglia, ha il suo rovescio.

Fare scomparire lo strapotere del prefetto è una urgente necessità, ma togliere ai comuni una guida tecnico-amministrativa è un pericolo. In molti piccoli comuni non si sa neppure impiantare il bilancio, l'unica luce alle volte è il segretario comunale, il quale finisce per sostituirsi in pieno agli amministratori. Spesso nei piccoli centri l'attività amministrativa reca l'impronta dei rancori, degli odi personali; nei grandi Comuni si infiltra la nota dell'affarismo. Tutti questi inconvenienti consigliano un controllo di legittimità che richiede esperti della vita amministrativa, cioè funzionari preparati, che devono anche essere strumenti di formazione della capacità tecnica-amministrativa.

Se è vero che deve evitarsi che l'autorità controllante soverchi di diritto e di fatto l'autorità controllata; se è vero che autarchia significa diritto di agire in modo autonomo per l'amministrazione degli interessi impersonati nell'ente, con l'esclusione dell'ingerenza degli organi centrali, tutto questo però presuppone che alla cura di detti interessi si provveda correttamente in modo legittimo ed opportuno. Onde la necessità di mantenere alcune forme di controllo per impedire che gli amministratori comunali e provinciali esplichino la loro attività in modo contrario agli interessi che rappresentano.

Se è giusto non far sopravvivere i controlli di merito, non può farsi a meno dei controlli di legittimità nella triplice forma di controlli preventivi, di controlli repressivi e di controlli sostitutivi.

Si attui pure una larga autonomia nelle amministrazioni locali, ma se queste dimostrano di non meritarla o di non saperla usare, è indispensabile l'intervento dell'organo di controllo. Questi controlli potrebbero svilupparsi a mezzo di ispettorati amministrativi da crearsi, utilizzando il personale delle Prefetture, nelle singole Province.

Gli ispettori amministrativi statuiranno sulla legittimità degli atti compiuti degli enti autarchici, Comune e Provincia. Contro le statuizioni di ispettori provinciali si potrà ricorrere ad organi di controllo regionali, costituiti da elementi in prevalenza elettivi con l'intervento di funzionari reclutati tra quelli oggi appartenenti al Ministero dell'interno.

Si assicurerebbe in tale maniera il rispetto della legge e si eviterebbero deviazioni pericolose. (Approvazioni).

[...]

Presidente Terracini. L'onorevole Dominedò ha presentato i seguenti emendamenti:

«Sostituire il primo comma col seguente:

«La Repubblica si ripartisce in Regioni, Provincie e Comuni».

«Sopprimere il secondo comma, trasferendone il contenuto all'articolo 120-bis».

L'onorevole Dominedò ha facoltà di svolgerli.

Dominedò. Dopo quanto è stato detto dai precedenti colleghi, posso essere estremamente breve.

L'emendamento al primo comma riflette una questione di sostanza, cioè che non si crei, per avventura, un accentramento regionale e, inoltre, che le nuove Regioni sorgano in un'atmosfera di concordia con le antiche Province. Non reputo di dover indugiare ulteriormente su ciò.

Per quanto riguarda l'emendamento al secondo comma, esso è dettato dalla considerazione che, se poniamo nel primo comma la ripartizione del territorio dello Stato in Regioni, Province e Comuni, mi sembra che successivamente l'enucleazione delle norme relative alle Regioni, alle Province e ai Comuni debba, secondo un evidente disegno architettonico della Costituzione, snodarsi attraverso le norme sulla Regione, sulla Provincia, sul Comune.

Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. D'accordo.

Dominedò. Conseguenza pratica di questa esigenza è di sopprimere il secondo comma dell'articolo 107, trasformandolo in norma sulla Provincia, sia vista come ente autarchico, sia come organo di decentramento statuale, da inserire fra la Regione e il Comune; cosicché tutto l'articolo 107 si ridurrebbe all'enunciazione del primo comma della ripartizione in Regioni, Province e Comuni.

Nulla esclude un ulteriore passo per cui eventualmente questa enunciazione possa essere fatta addirittura nell'intitolazione del Titolo, in esame, nel qual caso salterebbe del tutto l'articolo 107.

Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. D'accordo.

[...]

Presidente Terracini. L'ultimo emendamento è il seguente dell'onorevole Bovetti:

«Sostituirlo col seguente:

«Il territorio della Repubblica si riparte in Regioni, Provincie e Comuni».

Ha facoltà di svolgerlo.

Bovetti. Sarò telegrafico e non aggiungerò ulteriori argomentazioni a quanto è stato detto egregiamente sul tema dell'autonomia della Provincia. Solo per rispondere ad un interrogativo dell'onorevole Zanardi, mi limiterò a portare all'Assemblea un dato di fatto, collaudato dall'esperienza, di una Regione che ha proprie caratteristiche topografiche, di popolazione e di economia, cioè la Regione piemontese. Noi ci siamo trovati, immediatamente dopo la lotta di liberazione, in una situazione particolarmente avulsa dall'economia nazionale e dalle direttive generali dello Stato. È stato creato in Piemonte il Consiglio economico piemontese, che ha raggruppato, attraverso una attività durata un biennio, le deputazioni provinciali, le Camere del lavoro, le Camere di commercio e di agricoltura; che ha esplicato, non soltanto attraverso una attività di coordinamento, varie iniziative che costituiscono la traduzione in fatto di quanto l'Assemblea sta per elaborare in linea di diritto. Il Consiglio economico piemontese non ha limitato soltanto la sua attività a coordinare norme economiche, ma ha esteso i suoi compiti anche a tutta la vasta gamma di problemi che potevano interessare la Regione: dai problemi dei trasporti, ai problemi ospedalieri e all'attività quasi normativa, attraverso l'elaborazione di un codice delle consuetudini.

Questa attività di fatto — ripeto, collaudata da una esperienza biennale — ci ha portato alla constatazione che l'esperimento regionale può essere fattivo, quando è inteso su norme giuste, su norme confacenti alle esigenze della Regione. Ci ha dimostrato, cioè, la possibilità della coesistenza di un ente Regione, che avrà quell'attività legislativa e normativa che l'Assemblea crederà di demandargli, e di un ente Provincia, inteso come ente autarchico.

Ho sentito dall'onorevole Zanardi paventare il pericolo di una eccessiva burocratizzazione: cioè la conservazione di una burocrazia statale, l'innovazione di una burocrazia regionale e la coesistenza di una burocrazia provinciale. Io credo, invece, che la coesistenza dell'ente Regione con l'ente Provincia possa essere mantenuta senza questo pericolo, perché se noi alla Regione demandiamo compiti legislativi e normativi, possiamo conservare alla Provincia, intesa come ente autarchico, l'attuale attività di decentramento amministrativo, così che al centro regionale potrà aversi un'Assemblea, che ci auguriamo sia ristretta, in modo che non porti alle spese lamentate da qualche settore di questa Assemblea.

Ed anticipando la discussione sull'articolo 120, vorrei invocare dalla Commissione maggiore chiarezza, circa quelli che dovranno essere gli organi rappresentativi della Provincia. A me l'espressione «decentramento» non soddisfa. Una formula così generica, che rimanda alla legge, non può portare la chiarezza, che abbiamo il diritto di invocare da questa Costituzione.

[...]

Presidente Terracini. [...] emendamenti presentati dagli onorevoli Targetti, Malagugini, Giacometti:

«Sostituire gli articoli dal 107 al 125 (incluso) con i seguenti:

Art. ...

Il territorio della Repubblica è ripartito in Regioni, Provincie e Comuni.

Art. ...

I Comuni sono autonomi nel proprio ambito.

Art. ...

Le Regioni e le Provincie sono Enti di decentramento statale, dotati di autogoverno.

Art. ...

L'ordinamento, le attribuzioni, le circoscrizioni delle Regioni, delle Provincie e dei Comuni sono stabiliti dalla legge.

Statuti particolari di autonomia per la Sicilia, la Sardegna, la Valle d'Aosta, le Valli Atesine saranno stabiliti con leggi speciali».

[...]

Presidente Terracini. Io ritengo che questi quattro articoli che lei, onorevole Targetti, ha presentato debbano essere svolti quando si presentano gli articoli corrispondenti del testo della Commissione. Ora è ben chiaro che nel suo pensiero il Titolo dovrebbe ridursi a questi quattro articoli. Ciò implica tutta una serie di proposte soppressive nei confronti di articoli proposti dalla Commissione, ma il modo con cui si manifesta l'intenzione della soppressione è proprio quello di votare contro gli articoli proposti. Pertanto, man mano che gli articoli del testo, che non vengono considerati per la loro materia nella sua formulazione, saranno posti in votazione, lei voterà, se conserva lo stesso atteggiamento, contro quegli articoli; ed è il modo con il quale manifesterà la sua intenzione di sopprimerli.

[...]

Presidente Terracini. Possiamo considerare il primo articolo proposto dall'onorevole Targetti come un emendamento all'articolo 107.

Esso dice:

«Il territorio della Repubblica è ripartito in Regioni, Provincie e Comuni».

L'articolo riprende, in sostanza, una formulazione proposta da numerosi altri colleghi.

Onorevole Targetti, intende svolgere il primo dei suoi articoli, in riferimento all'articolo 107 del Progetto?

Targetti. Io mi trovo in un certo imbarazzo a seguire questo ordine di discussione, ma cercherò, come suol dirsi, di fare del mio meglio.

La prima nostra proposta è: «Il territorio della Repubblica è ripartito in Regioni, Provincie e Comuni».

Ma non ci possiamo fermare qui.

Siccome l'articolo 107 del Progetto aggiunge: «Le Provincie sono circoscrizioni amministrative di decentramento statale e regionale», ed in relazione a questa definizione della Provincia, stanno altre disposizioni del Progetto, abbiamo la necessità di spiegare che quando diciamo: «Il territorio della Repubblica è ripartito in Regioni, Provincie e Comuni» intendiamo riferirci ad una determinata specie di Province.

Intendiamo cioè che sia conservata la Provincia come ente autarchico dotato di autogoverno.

Immagino che nessuno avrà obiezioni da fare sopra la nostra facoltà di illustrare, se occorresse, questa parte del nostro emendamento. Ma noi abbiamo la fortuna di non trovare più oppositori alla conservazione della Provincia. Ricordiamo che, nella elaborazione del progetto di Costituzione da parte della Commissione dei Settantacinque, alla povera Provincia fu celebrato un funerale, un funerale di terza classe. A seguire il mesto corteo mi trovai solo con i colleghi Fuschini e Bozzi. Questo mi permetto di osservare, per richiamare l'attenzione di tutta l'Assemblea sopra la necessità di una ponderazione bene approfondita prima di prendere deliberazioni in questa materia. Se si fosse venuti allora ad una decisione, la Provincia sarebbe stata senz'altro soppressa. Oggi tutti la vogliono conservare! Oggi è avvenuta, non una modificazione, ma una conversione della situazione. Rallegriamoci del risultato felice ottenuto. Non indaghiamone le cause, anche per metterci al sicuro da qualsiasi tentazione di malignazioni politiche.

È certo, da quanto ci risulta, che ormai vi è un pieno accordo nella necessità di conservare la Provincia. Non si trova più nessuno che sostenga, come una volta si ripeteva da tante parti, che la nascita della Regione deve portare come conseguenza questa specie di strangolamento della Provincia.

Lussu. C'è la maggioranza.

Targetti. Come l'amico Lussu ricorda, nella Commissione dei Settantacinque per il mantenimento della Provincia rimanemmo soltanto in due o tre. Ho qui il verbale della seduta della seconda Sottocommissione in cui fu discussa la questione. Glielo posso senz'altro passare.

Allora, siamo d'accordo che la Provincia resta così com'è, come ente autarchico. (Rumori Commenti).

Non abbiamo sentito nessuno sostenere una tesi contraria e, se sono bene informato, anche la Commissione (non so se all'unanimità o a maggioranza) è d'accordo per la sopravvivenza della Provincia quale essa è.

Persico. L'onorevole Ruini non l'ha detto.

Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. L'ho detto più volte nel mio discorso, onorevole Persico.

Targetti. Questo parziale dissenso potrebbe essere per me una istigazione a dire le ragioni che militano per la conservazione della Provincia, ma credo di dover resistere alla tentazione di svolgere innanzi all'Assemblea questo argomento che molto mi ha appassionato, non vedendone più la necessità.

Noi abbiamo proposto di far seguire a questa indicazione che il territorio si ripartisce in Regioni, Province e Comuni, un articolo che affermi l'autonomia dei Comuni. L'onorevoli Ruini è caduto prima in un equivoco...

Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. No, onorevole Targetti non ho detto che il suo emendamento sia la stessa disposizione dell'articolo 121; ho detto che è lo stesso tema.

Targetti. Allora ho capito male io. E questo suo concetto, come lo capisco ora, è perfettamente conforme alla realtà, mentre l'articolo 122 parla, sì, dell'autonomia dei Comuni, ma questa autonomia circoscrive nei limiti fissati dalle leggi generali della Repubblica, noi chiediamo all'Assemblea che questa autonomia non sia in relazione e quindi eventualmente limitata da quei principî, e vorremmo che l'Assemblea adottasse una formula generica, perché a noi sembra che con questa formula si assicuri, qualunque sia l'orientamento della futura Assemblea legislativa, quella piena autonomia comunale che abbiamo sempre ritenuto essere una necessità della vita del Paese.

Presidente Terracini. Onorevole Targetti, parleremo di ciò quando esamineremo appunto l'articolo 122.

Targetti. Mi sembra di essere nel vero, dicendo che quando noi, con questo emendamento, proponiamo che l'articolo 107 abbia la dizione testé letta: «Il territorio della Repubblica è ripartito in Regioni, Provincie e Comuni», intendiamo anche dire che il resto dell'articolo viene soppresso. Delle Province riparleremo nell'articolo successivo.

[...]

Presidente Terracini. Onorevole Ruini, vuole esprimere il parere della Commissione sugli emendamenti all'articolo 107?

Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. L'articolo 107 nella sua prima parte diceva: «La Repubblica si riparte in Regioni e Comuni». Evidentemente se ammettiamo di conservare l'ente Provincia, questa prima parte dell'articolo va modificata nel senso che: «La Repubblica si riparte in Regioni, Provincie e Comuni».

La seconda parte dell'articolo: «Le Provincie sono circoscrizioni amministrative di decentramento statale e regionale», rispondeva all'orientamento anteriore che, pur non conservando la Provincia come ente autonomo, ne riaffermava l'esistenza appunto come ordinamento amministrativo. Ora che intendiamo mantenere la Provincia anche come ente autonomo, nulla vieta di ripetere che è anche organo di decentramento statale e regionale; ma ciò potrà essere più opportunamente veduto, quando si parlerà propriamente della Provincia.

[...]

Ed ora, dopo aver risposto ai presentatori di emendamenti, debbo dire qualcosa della questione, che ora qui sostanzialmente decidiamo cioè della Provincia. La Commissione dei Settantacinque non intendeva conservarla come ente autonomo, ma come circoscrizione di decentramento amministrativo statale e regionale. Con ciò, onorevole Targetti, non si era fatto un funerale di terza classe. Si era infatti stabilito — spingendosi quasi ad una forma intermedia, se non di autonomia, di partecipazione alla gestione amministrativa — che nelle Province funzionassero Giunte nominate dai corpi elettivi, rimandando alle leggi di fissarne i poteri ed i modi di designazione. L'organismo a lei caro, onorevole Targetti, non era dunque sepolto, anche se non aveva più la tradizionale figura di ente autonomo.

Aprendo una parentesi, dichiaro che io parlo sempre di «ente autonomo» e non di «ente autarchico». Quest'ultima è una categoria scientifica, introdotta dal mio predecessore al Consiglio di Stato, professor Santi Romano; ed io potrei esprimere dubbi e riserve; ad ogni modo, nella Costituzione, non possiamo introdurre formule teoriche, discutibili e controverse, ma attenerci alla designazione classica, che ha le più chiare e continue tradizioni nelle leggi e nella vita pubblica italiana, di enti autonomi.

La Commissione dei Settantacinque, pur mantenendola per altri aspetti in vita, non aveva conservato alla Provincia la natura di ente autonomo. Ma poi si è avuto, in seno all'Assemblea, un diverso orientamento. Abbiamo sentito tanti oratori, in una serie di argomenti diffusi e minuti, richiamarsi alla necessità che la Provincia sia ente autonomo. Non ripeterò quanto è stato detto a questo riguardo. Si sono addotte ragioni storiche, si è ricordata l'esistenza tradizionale, qualcuno ha detto millenaria, della Provincia; mi limiterò a ricordare che un nostro maestro, Orlando, ha scritto, in un suo magnifico studio, che la Provincia è storicamente propria della parte d'Italia ove sono esistiti i Comuni, ed appunto attorno al maggiore di essi si è raggruppata la Provincia, mentre in altre parti, specialmente del Mezzogiorno, dove non ha allignato il Comune, non è esistita storicamente neppure la Provincia; ma — ha aggiunto Orlando — sebbene istituita dovunque in Italia soltanto dal 1860, dopo l'unità nazionale, sebbene dunque non abbia, in certi luoghi, che ottanta anni di età, la Provincia si è ormai fondata, consolidata, ed ha acquistato una sua, pur recente, tradizione storica. È un vivente organismo con attribuzioni un po' magre, che si riducono, oltre che ad una categoria di strade, all'assistenza dei pazzi e dei trovatelli, ed a qualche materia aggiuntiva, sempre prevalentemente assistenziale. Però siffatti organismi hanno uffici solidi e struttura tale da poter adempiere anche funzioni maggiori. Ecco le ragioni pratiche, più ancora che storiche, invocate per la permanenza dell'ente Provincia.

È stato poi accennato, fra gli altri argomenti in favore della Provincia, al timore che, sopprimendola e creando la Regione, si ottenga l'effetto non di decentrare, ma di accentrare funzioni amministrative, che le popolazioni desiderano portate, più che è possibile alla loro porta ed a contatto immediato con chi se ne deve servire. Vero è, debbo notarlo, che con la conservazione della Provincia e la fondazione della Regione, bisogna evitare di moltiplicare eccessivamente i gradini burocratici e le ruote inutili del carro; al che dovremo porre mente con avvedimenti, di cui parleremo sempre qui, a suo tempo.

Vi è infine un argomento di opportunità, del quale io personalmente sento il grande valore: se noi, per creare la Regione, distruggessimo la Provincia, susciteremmo un ambiente di malcontenti, di diffidenze, di gelosie, di urti, entro il quale non conviene che sorga la Regione. Quest'ente nuovo, che la maggioranza dell'Assemblea ha deciso di fondare, deve avere la maggior collaborazione possibile, anche di coloro che vedono nella Provincia il loro nido, la loro tradizione, il loro sentimento. (Approvazioni).

Micheli. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Onorevole Micheli, su che cosa?

Micheli. Sulla questione in votazione, desidererei poter esprimere il mio punto di vista con una dichiarazione di voto.

Se ella crede che io possa avere diritto a parlare, io lo farò; se invece, al punto in cui la discussione è pervenuta, non ho possibilità di esprimere questo mio avviso, io resto persuaso e mi seggo.

Presidente Terracini. Onorevole Micheli, lei ha diritto di fare una dichiarazione di voto. L'Assemblea si rimette a lei perché questa dichiarazione non divenga un discorso.

Micheli. La ringrazio, onorevole Presidente.

Io, veramente, non ho antecedentemente dichiarato il mio voto, perché non ho mai creduto che fosse di tale importanza da renderne necessaria una particolare espressione ai colleghi...

Una voce a sinistra: Troppo modesto!

Micheli. Troppo modesto. Io spero che saranno altrettanto modesti coloro che mi vorranno ascoltare in questo momento nella breve espressione del mio pensiero, sulla dibattuta questione. Complessa è la discussione che si presenta intorno alla più o meno effettiva eliminazione della Provincia nella costituzione della Regione.

Io, i colleghi lo sanno, sono regionalista dei più antichi da quando, nel 1896, con Romolo Murri ed i primi della Democrazia Cristiana che si erano stretti intorno a lui — tanti anni or sono — facemmo le prime note affermazioni di regionalismo.

Oggi, peraltro, dobbiamo non limitarci ad affermazioni, ma provvedere ad una nuova organizzazione dello Stato; nel farlo ci troviamo di fronte alla Provincia, che effettivamente merita tutta la nostra considerazione, perché essa è entrata nella tradizione del popolo italiano. Perché? Perché da 70, da 80 anni, essa ha effettivamente costituito una delle forme di organizzazione dello Stato più vicine al popolo. Questo è sufficiente per fermarci e farci pensare, per vedere se sia possibile che nella grandiosa organizzazione nuova debba essere mantenuta quella vecchia, che effettivamente ha funzionato bene, in modo che anche con la costituzione della Regione possa lasciare alla Provincia una parte di quanto serve a mantenere più agevoli i rapporti fra popolo e Stato, provvedendo nel modo più conveniente alle necessità individuali dei cittadini.

Il centralismo che tutti noi abbiamo deprecato — ed io credo che anche gli avversari dell'ordinamento regionale non possano, in questo momento, non essere del mio stesso avviso — ha portato qui a Roma tutte le funzioni dello Stato, anche per le cose minori e di più scarsa importanza, ed il cittadino, per ogni necessità sua, deve convenire in Roma per trattare con i funzionari degli organi centrali dell'amministrazione. È evidente che parte delle funzioni dello Stato dovranno ancora continuare ad essere discusse e risolte qui; ma un'altra parte che dovranno venire affrontate e risolte localmente, attraverso la nuova organizzazione regionale ed a quella provinciale.

È per questo che io sono oltremodo perplesso di fronte a chi afferma che si possa e si debba eliminare ogni funzione della Provincia.

La tradizione, a suo parere, si è esplicata anche se la sua competenza è stata assai limitata. Di reale importanza vi sono le strade provinciali, perché le altre cose ne hanno assai meno, come i folli, la maternità ed infanzia...

Fuschini. Anche quelli sono importanti.

Micheli. Senza dubbio.

Costantini. Si possono sopprimere le strade provinciali.

Micheli. Onorevole Costantini, o io ho capito male o non ho compreso la sua interruzione che mi sembra non abbia alcun significato; ma, perdoni, onorevole Costantini...

Presidente Terracini. Onorevoli colleghi, l'onorevole Micheli fa già una lunga dichiarazione di voto; se poi lo si interrompe, non si finisce più. Ad ogni modo, da una frase scherzosa non è il caso che venga fuori un discorso così lungo. Onorevole Micheli, non dimentichi che si tratta di una dichiarazione di voto.

Micheli. Io finisco subito, ma lei, onorevole Costantini, qualche volta intervenga con una ragione plausibile. Io capisco le interruzioni perché non sono qui da oggi, ma quando mi si interrompe per dirmi quello che mi ha detto ora il collega (Interruzione dell'onorevole Costantini), mi pare che si farebbe meglio a tacere.

Costantini. Io ho detto semplicemente: sopprimiamo le strade provinciali. Non c'era niente di grave.

Micheli. Effettivamente le strade non si possono sopprimere. (Commenti). Comunque, abbandoniamo l'interruzione e ritorniamo all'argomento.

Il concetto, al quale avevo accennato, quando l'onorevole Costantini ha creduto di interrompermi (Si ride) era questo: è un dato di fatto che la Provincia ha una sua nobilissima tradizione, creatasi sin dal principio della formazione dello Stato italiano che noi non possiamo completamente dimenticare. Ma volendo servirci ancora di essa, nella nuova organizzazione regionale da dare allo Stato, dovremo trovare una strada di mezzo per accomodare la cosa.

Quindi io penso che l'onorevole Ruini, il quale si è momentaneamente appartato, abbia giustamente sostenuta la tesi che la Provincia debba restare come ente precipuo di coordinamento nella nuova organizzazione, non però che possa o debba in alcun modo sostituirsi ad essa.

Ora, consentendo che la Provincia rimanga, mantenendo le vecchie mansioni già indicate, potremo aggiungere, a complemento, parte delle molte pratiche che lo Stato affiderà alle Regioni; quelle particolarmente che rendano necessario un maggior concorso di pubblico.

In fondo, si vuole semplificare ed eliminare quanto succede oggi: il viaggio di tutti i cittadini d'Italia a Roma per qualsiasi piccola faccenda.

Io ricordo, o signori, che nel caso di un piccolo molino che si doveva costruire in una piccola frazione montana a 800-900 metri, c'è voluto un anno per ottenere l'autorizzazione. Ora, effettivamente, quella gente doveva portare sulle spalle il frumento e fare a piedi molti e molti chilometri...

Presidente Terracini. Per favore, onorevole Micheli, è una cosa molto interessante, ma cerchi di parlare della Provincia!

Micheli. Ritengo la cosa molto interessante per quei cittadini che dovevano portare sulle spalle quintali di frumento a quindici chilometri di distanza, fino al molino più vicino.

Per poter ottenere l'autorizzazione di costruire il nuovo molino, sono occorsi più di dieci mesi di continue insistenze personali. (Commenti Approvazioni).

Allora ero ancora Ministro e questo può aver giovato ad ottenere più rapidamente, ma se si fosse trattato di altro semplice cittadino forse avrebbe avuto bisogno di due o tre anni per ottenere che il molino si potesse esercitare.

Ora, io dico che bisogna trovare il modo di semplificare, il che si potrà fare anche ove le Province abbiano alcune di queste facoltà che oggi sono concentrate a Roma. A Roma tutto si perde. Qui abbiamo una gran bravissima gente nei funzionari, ma troppe carte, troppa formalità che non lasciano concludere mai niente. Ecco la vera necessità dei centri provinciali di decentramento, collegati e coordinati coi centri maggiori di decentramento regionale.

Ecco perché mi sembra, senza contraddirmi, di appoggiare per una parte la proposta degli uni e per l'altra la proposta degli altri. Tali proposte non si escludono a vicenda, ma possono e debbono essere coordinate.

Onorevoli colleghi, chieggo venia se ho citato qualche caso pratico, che il signor Presidente a stretto rigore non ha creduto pertinente alla discussione, ma forse era necessario, perché di quei casi, anziché uno, avrei potuto citarne molti e tutti vi avrebbero fatto persuasi come sia opportuno che la Provincia abbia queste facoltà, ma le abbia coordinate e non in contrasto con le Regioni. Quindi la Regione resterà come prima e suprema amministratrice delle facoltà che lo Stato le affiderà per il decentramento, e la Provincia resterà non come ente autarchico vero e proprio, ma come esplicazione locale, come organizzazione locale di uffici regionali, di quella Regione così come sorgerà dalla nostra Costituzione.

Per questo ho chiesto la parola a motivazione del mio voto, in quanto ritengo che la Provincia debba restare in questo modo, senza che si pretenda con ciò di impedire che si costituisca la Regione. La Regione rimane al disopra di tutte le nostre aspirazioni: accetti dallo Stato le competenze tutte che esso le affida, e la Provincia diventi tramite nella pratica esplicazione di esse. E allora il popolo italiano sarà molto più lieto e soddisfatto di avere la possibilità che lo Stato con la nuova organizzazione, senza salti troppo sensibili ma attraverso i Comuni e le Province che restano enti minori collegati colla Regione, possa esplicare nel modo più opportuno e conveniente tutte quelle funzioni, in guisa che sia eliminato una volta per sempre l'accentramento che oggi si verifica in Roma e che contrasta ogni possibilità di vita locale ed ogni agevolazione nel disbrigo delle pratiche. (Commenti).

Lussu. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Lussu. Io mi permetto di richiamare l'attenzione degli onorevoli colleghi su alcune cose che dico adesso, non soltanto a sgravio di coscienza e per dichiarazione di voto, quanto nella speranza di convincere qualcuno in tale questione.

Presidente Terracini. Onorevole Lussu, lei parlerà liberamente, ma la sede in cui si cerca di convincere gli altri è la discussione generale, non la dichiarazione di voto.

Lussu. Infatti, se avessi supposto che la Provincia all'ultimo momento avrebbe avuto tanti sostenitori come ente autarchico, nella discussione generale avrei affrontato soltanto questo problema, che mi pare fondamentale. Io non sono affatto perplesso, come il mio amico onorevole Micheli. Sono invece molto chiaro e dico che se si vuol conservare la Provincia tal quale è, come ente autarchico, sabotiamo la Regione, e tanto vale rinviare la riforma regionale ad un altro momento, dichiarando che ancora non siamo pronti ad affrontarla. (Approvazioni).

La Regione è un organismo, è una personalità, una struttura, qualcosa di nuovo nella vita dello Stato democratico italiano, e noi come tale la concepiamo.

La Provincia è niente. Io mi rivolgo alla esperienza dei colleghi che hanno fatto parte dei Consigli o delle Deputazioni provinciali prima del fascismo. Io ne ho fatto parte dopo la guerra, sino a che il fascismo non ha soppresso i Consigli provinciali, e affermo che i Consigli e le Deputazioni provinciali sono un bel niente nell'organizzazione periferica. (Commenti). E quando si teme che insorgano i capoluoghi attuali di provincia, che si sentirebbero minacciati, si cede a un senso di panico, che non ha nessuna consistenza nella realtà dei fatti. Perché, in fondo, i capoluoghi di provincia rimangono, in quanto sono centri di civiltà sviluppatisi nell'ultimo cinquantennio.

Nessuno può pensare di cambiare Catania, Ascoli Piceno od Arezzo. Le città rimangono. Non si toglie nulla alla loro importanza, ma si fa in modo che vi sia un unico organismo regionale, una unica Assemblea che affronti tutti i problemi della Regione unitariamente e non parzialmente, come fanno i Consigli provinciali per le note questioni delle strade, dei manicomi e dei brefotrofi. Qui si dice, ed è l'appunto maggiore: «se si distrugge la Provincia così come è oggi, veniamo a creare una specie di accentramento regionale». Mi permetto di dire che questo è falso. Infatti, mentre abbiamo tutti i capoluoghi di provincia i quali si sentono minacciati e protestano per questa riforma, non abbiamo affatto la protesta della periferia provinciale. (Interruzioni).

Per esempio, nella provincia di Ancona, vi sono queste cittadine d'importanza locale di primo ordine: Jesi, Fabriano, Senigallia. Nella provincia di Pesaro c'è Urbino; nella provincia di Macerata vi sono Tolentino e Sanseverino. Tutti questi Comuni, che rappresentano gli interessi della periferia, non protestano affatto. Protestano solo Macerata, Pesaro, Ascoli Piceno; protestano solo i capoluoghi che confondono i propri interessi cittadini con gli interessi generali della Provincia.

Non v'è nessuna ragione a sostegno del mantenimento della Provincia. Già dopo il 1919, una generazione democratica aveva distrutto questi campanilismi. Adesso risorgono e sono ridicoli e antidemocratici. Mantenendo la Provincia vi sarebbero quattro sistemi elettorali, quattro sistemi tributari, quattro Assemblee. Ciò non è possibile. Chi non sente che si appesantisce quella burocrazia che noi, con questa riforma, vorremmo colpire nel suo centralismo e nella sua superfluità? Mi si permetta solo di dire che se avessi previsto che la Democrazia cristiana avrebbe cambiato atteggiamento su questo problema, francamente non avrei perduto tanto tempo a discutere questa riforma durante sei mesi, per poi sabotarla in cinque minuti. Io vi dichiaro questo: se voi mantenete la Provincia ente autarchico, mi è perfettamente indifferente continuare la discussione su un fantasma di Regione che esiste solo per rendere ridicola la riforma.

[...]

Bernini. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Bernini. Onorevoli colleghi, non avrei chiesto la parola, se non avessi sentito proprio oggi ripetere quello che a me pare un luogo comune ed è un errore: che la Provincia esiste da 80 anni.

Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. Non ho detto questo; ho detto che in più luoghi esisteva anche prima.

Presidente Terracini. Se si tratta semplicemente di un chiarimento di carattere storico, onorevole Bernini, le faccio notare che siamo in sede di dichiarazione di voto.

Bernini. Faccio una dichiarazione di voto, che ha come appoggio una valutazione storica.

La «Provincia» non è un organismo creato da Napoleone, come si legge nella maggior parte dei trattati giuridici. (Interruzione dell'onorevole Micheli).

Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. Nessuno lo ha detto.

Bernini. La Provincia ha una tradizione non di secoli, ma di millenni.

Permettetemi di fare un'affermazione, che non può essere contraddetta, perché, caro Lussu, è il risultato di studi storici incontrovertibili: la Provincia non è altro che il territorio raggiunto dal Comune medioevale nel suo massimo limite di espansione.

Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. Ecco perché nel Mezzogiorno il Comune non v'era e non v'era neppure la Provincia.

Bernini. Il Mezzogiorno non ebbe il Comune, ma, e fin dal tempo degli Svevi, ebbe una organizzazione amministrativa intorno alle città. Ecco la ragione, per cui esiste oggi in Italia un senso «provinciale», mentre non esiste un senso «regionale».

Se, poi, noi volessimo esaminare i precedenti storici della Regione, mi permetto di dire che la Regione non ha quasi mai coinciso con lo Stato. Anche in Sardegna, coincise solo per alcuni secoli coi limiti dello Stato.

Ad esempio, esiste un Piacentino, un Parmigiano, un Reggiano, ma non arriverete certo a creare una unità, che possa essere quella dell'Emilia.

Per questa ragione, non per le ragioni addotte dall'onorevole Lussu — non perché noi seguiamo l'incitamento di Province, di Comuni o di grandi città (dalla mia città non mi è mai venuto nessun incitamento) — dichiaro di votare per la conservazione della Provincia, come ente autarchico. Quale che sia il potere che questa Assemblea voglia togliere allo Stato e attribuire ad altri enti, io ritengo che una parte di questo potere debba legittimamente essere attribuito alla Provincia.

Tonello. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Tonello. Difendo calorosamente il mantenimento della Provincia come ente autonomo, non soltanto per le ragioni storiche accennate dal collega che ha parlato prima, ma perché ciò risponde a una necessità. Domanderei ai colleghi che vorrebbero andare tanto celermente verso l'abolizione della Provincia, se sono d'accordo con le loro città capoluogo di provincia, perché desideriamo ad ogni modo pure noi far capire, a quelli che vorrebbero togliere questi uffici provinciali, che essi rispondono a una necessità e che hanno avuto una funzione storica. Quindi si abbia il coraggio di dire: vogliamo abolita la Provincia, ed allora noi vi diciamo apertamente che la vogliamo mantenuta con le sue funzioni meglio precisate e con le sue autonomie meglio date.

De Vita. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

De Vita. A nome mio personale, mi associo alle dichiarazioni fatte dall'onorevole Lussu. La Provincia, espressione dello Stato accentratore, è una creazione artificiale che non corrisponde né ai criteri geografici, né a esigenze umane ed è quindi priva di qualsiasi ragione di vita amministrativa ed economica. Quale funzione eserciterebbe la Provincia? È proprio necessario il suo mantenimento?

Credo che nessuno possa seriamente sostenere che la Provincia eserciti funzioni che non possono essere efficacemente esercitate o dal Comune o dalla Regione.

L'area comunale è certamente troppo piccola per alcuni servizi per i quali quella statale offre maggiori vantaggi. Per altri servizi soltanto la Regione presenta dimensioni necessarie e sufficienti. Quando l'area di offerta propria di pubblici servizi è più grande di quella comunale e più piccola di quella regionale, allora i Comuni potrebbero liberamente riunirsi in consorzi.

Per questi motivi dichiaro che voterò contro la proposta di mantenimento dell'ente Provincia.

Piccioni. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Piccioni. Io debbo un chiarimento in modo particolare al collega Lussu e al collega Tonello. Rilevo che se il collega Lussu avesse partecipato come membro effettivo alle riunioni del Comitato di redazione, si sarebbe reso conto personalmente della evoluzione che il problema della Provincia ha avuto nel corso della discussione. Aggiungo che — e posso anche sbagliarmi — mi pare che si valorizzi eccessivamente il significato di questa parola così largamente di moda: «autarchico» e che ci si spaventi un po' delle varie applicazioni che il senso, non ancora esattamente definito, della parola può lasciare intravedere; ma ragionando pacatamente e richiamandoci a quello che in ordine alla Provincia era già acquisito nel progetto della Costituzione, veniamo a riconoscere che la Provincia, come circoscrizione di carattere amministrativo, con funzioni di decentramento di servizi regionali e statali, era esattamente prevista nel progetto ed era mantenuta perfino — l'onorevole Lussu partecipò alle discussioni in seno alla Commissione — la denominazione di Provincia; non solo, ma era previsto nel progetto che questa circoscrizione amministrativa, denominata Provincia, sarebbe stata amministrata da una Giunta elettiva nominata da un corpo elettivo. In una formula un po' velata, questo voleva dire eletta dai Consigli comunali, se ben ricordo.

Ora che cosa abbiamo? Abbiamo la Provincia mantenuta come denominazione, con attribuzioni di servizi particolari, con una sua amministrazione particolare attraverso questa Giunta elettiva.

Quindi lo stupore manifestato dall'onorevole Lussu in ordine a questa ulteriore fase di precisazione dei compiti della Provincia, cui noi, come gli altri partecipanti al Comitato di redazione, abbiamo aderito, mi sembra veramente eccessivo.

Però devo chiarire per quali motivi noi abbiamo aderito a questa ulteriore specificazione della posizione della Provincia nell'ordinamento dello Stato.

Il motivo è duplice. Anzitutto, a parte la tradizione storica della Provincia, della sua inserzione nella vita dello Stato, si deve tener conto che è un organo che ha funzionato e continua a funzionare, sia pure nella limitata sfera delle sue competenze e per taluni servizi decentrati dello Stato. Ora noi abbiamo sentito che in questa fase di riordinamento di tutta la struttura e di tutta la funzionalità dello Stato, non era opportuno, non era saggio estirpare immediatamente anche questo organismo, che in qualche modo rispondeva a necessità tuttora vive e tuttora vitali per l'ordinamento statale.

In secondo luogo, andando incontro a talune impostazioni che in riferimento alla istituzione dell'ente Regione erano state fatte da varie parti, abbiamo tenuto conto di un altro concetto che, realisticamente, non si può sottacere, ed è che effettivamente nell'ambito della Provincia, alcuni servizi particolari, per la configurazione della Provincia, intermedia fra Comune e Regione, possono trovare una migliore attività funzionale ed esecutiva. Però abbiamo aggiunto tra le attribuzioni della Regione anche quella di coordinare le attività e le funzioni lasciate alle Province, intendendo con ciò che l'attività provinciale, così come era stata prevista fin qui, non si sarebbe più svolta.

Se a ciò si aggiunge la diversità delle attribuzioni riservate alla Provincia, rispetto all'elencazione delle materie e delle competenze attribuite alla Regione, mi pare eccessivo e al di fuori della realtà dire che il mantenimento della Provincia, così concepito, svuoti di ogni senso e significato rinnovatore l'ente Regione. Quando poi a questo paragone tra le competenze dell'uno e dell'altro ente si aggiunge la potestà normativa della Regione per quelle determinate e specifiche materie, il che è qualcosa di profondamente diverso dalla potestà amministrativa propria, evidentemente la funzione, la figura e l'efficienza dell'ente Regione ne escono così complete, così forti ed operanti nel rinnovamento democratico del Paese, che non si può in alcun modo pensare che possano essere manomesse o rese comunque inefficaci dal mantenimento della Provincia, così come è previsto. Per queste considerazioni dichiaro di accettare la formula: «La Repubblica si riparte in Regioni, Provincie e Comuni».

Persico. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Persico. La proposta dell'onorevole Targetti è profondamente diversa da quanto ha esposto ora l'onorevole Piccioni. Se l'onorevole Piccioni avesse formulato in un ordine del giorno od in un emendamento quello che ha detto, noi avremmo votato, senz'altro, a favore. (Commenti).

Presidente Terracini. Onorevole Persico, ma questo non c'entra!

Persico. Tutti hanno spiegato le loro ragioni, ho anch'io diritto di farlo.

Presidente Terracini. Non è ancora detto che si voti sulla proposta dell'onorevole Targetti, che, nella sua formulazione, è evidentemente simile a tante altre proposte che mi sono pervenute.

Persico. Sono perfettamente d'accordo con l'onorevole Lussu. Se lasciamo vivere la Provincia, così com'è, assieme alla Regione, il nuovo ordinamento regionale si rivelerà perfettamente inutile.

Noi vogliamo creare un nuovo ordinamento che sia l'antitesi dell'attuale. È una riforma ardita della Costituzione, l'unica vera riforma di questa Carta costituzionale per cui il nuovo ordinamento statale sarebbe fondato sulle autonomie regionali, per cui le Regioni diventerebbero gli unici enti tra i Comuni e lo Stato. Ora, o noi diamo alla Provincia le caratteristiche e le funzioni a cui ha or ora accennato l'onorevole Piccioni, o noi facciamo vivere la Provincia col Consiglio provinciale e con tutti i suoi organi attuali, senza la Regione. Per ciò dichiaro di votare contro. (Commenti).

[...]

Presidente Terracini. [...] Dobbiamo ora passare all'articolo 108.

Lussu. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Lussu. Prima di passare all'articolo 108 chiederei al Presidente della Commissione se, dopo che si è trovato l'accordo sul mantenimento della Provincia, si sia concretata qualche norma transitoria per regolare il Consiglio provinciale insieme con l'Assemblea regionale; altrimenti ne viene fuori una confusione. Se la Commissione non ha fatto questo, presenterò un emendamento al riguardo, perché mi pare inconcepibile conservare il Consiglio provinciale, insieme con l'Assemblea regionale.

Presidente Terracini. Il problema diverrà attuale allorché rivedremo il capitolo relativo alla Provincia.

Carboni. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Carboni. Mi sembra che il problema prospettato dall'onorevole Lussu non si possa differire a quando discuteremo della Provincia, e che sia opportuno che l'Assemblea sia messa fin d'ora a conoscenza delle deliberazioni del Comitato coordinatore circa le funzioni da attribuire alla Provincia. Data l'innegabile interferenza tra queste funzioni e quelle della Regione, non si può intraprendere la discussione degli articoli seguenti prima di conoscere le modificazioni che il Comitato coordinatore intende proporre.

Mi pare che questa sia una conoscenza preliminare; perciò vorrei pregare la Commissione di comunicare all'Assemblea le sue proposte prima di affrontare la discussione degli articoli 109 e seguenti.

Presidente Terracini. Chiedo all'onorevole Ruini di esprimere il parere della Commissione.

Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. Comprendo la preoccupazione dell'onorevole Carboni. Ma cosa abbiamo fatto finora? Abbiamo stabilito di conservare l'ente Provincia come ente autonomo: questo è in sostanza il valore delle decisioni finora prese. Quali poi sieno le funzioni della Provincia nel riguardo della Regione, quali le attribuzioni reciproche, come siano istituiti i loro organi, sono tutte materie che verranno determinate, se e come si crederà opportuno, negli articoli seguenti.

Lussu. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Lussu. Ho chiesto se la Commissione ha preparato qualche norma, altrimenti siamo obbligati ad intervenire, perché ci preoccupiamo che altrimenti, ad un certo momento, si determini una confusione.

Presidente Terracini. L'onorevole Ruini ha facoltà di rispondere.

Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. Il Comitato ha tenuto conto del problema. Ad ogni articolo proporrà il suo testo, al quale potranno essere presentati gli emendamenti.

Carboni. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Carboni. Vorrei replicare all'onorevole Presidente della Commissione che, negli articoli che noi dovremo ora esaminare, c'è tutta la disciplina della Regione, con la determinazione delle varie materie di competenza della stessa. Questa disciplina era stata ideata dalla Commissione dei Settantacinque nel presupposto che la Provincia non dovesse essere un ente autarchico, ma soltanto una circoscrizione di decentramento.

Invece, la Provincia è stata conservata e mi pare che sia stata conservata come ente autarchico.

Una voce a sinistra. Non è detto!

Carboni. È stata conservata come un ente, al quale devono essere attribuite delle funzioni. Ora, a me pare che queste funzioni potrebbero essere determinate anche a scapito della Regione, potrebbe cioè avvenire che la Commissione o l'Assemblea, in conseguenza della conservazione della Provincia, avvertisse la necessità di rivedere la ripartizione, la designazione delle funzioni attribuite alle Regioni.

Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. Si è fatto.

Carboni. Quindi io penso che, prima di affrontare l'esame dell'articolo 109 e dei successivi, l'Assemblea debba esser messa a conoscenza delle deliberazioni della Commissione circa le funzioni della Provincia.

Piccioni. Ma siamo all'articolo 108.

Zuccarini. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Zuccarini. Vorrei far presente che a noi interessa che le proposte del Comitato siano portate a conoscenza dell'Assemblea alcuni giorni prima, e non già nel momento in cui debbono essere discusse e approvate. Questa è la raccomandazione che io desideravo fare.

Dal momento poi che l'onorevole Ruini ha assicurato che queste proposte, in sede di Commissione, sono state già discusse ed approvate, la mia raccomandazione è appunto che esse vengano portate a nostra conoscenza il più presto possibile, in modo che al momento della discussione si possa essere preparati.

Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. Evidentemente, prima che l'Assemblea avesse deliberato la conservazione della Provincia, non si potevano formulare testi nuovi. Ad ogni modo, da otto o dieci giorni, il Comitato si riunisce ogni mattina per definire tali formulazioni, tenendo conto dei numerosissimi emendamenti presentati.

Rispondo poi all'onorevole Carboni che l'articolo 107 non tocca la questione che egli ha sollevata, e così anche l'articolo 108. Prima di passare all'esame degli articoli 109, 110 e 111, speriamo che, dopo il lavoro di Sisifo a cui ci siamo fino ad oggi assoggettati, si realizzi finalmente un testo concordato fra le varie correnti; al quale riguardo sembra che un'ora fa si sia raggiunto l'accordo. Ad ogni modo un testo nuovo, concordato o di maggioranza, sarà presentato.

[Per la parte seguente, il testo completo della discussione è riportato a commento dell'articolo 116.]

[...]

Targetti. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Targetti. Desidero sapere quale sia la sorte dei miei emendamenti in relazione all'articolo 108, cioè se alla loro presentazione si oppone la pregiudiziale votata dianzi. Gli ultimi due emendamenti sono i seguenti. Il primo: «Le Regioni e le Provincie sono Enti di decentramento statale, dotati di autogoverno»; l'altro: «L'ordinamento, le attribuzioni, le circoscrizioni delle Regioni, delle Provincie e dei Comuni sono stabiliti dalla legge.

«Statuti particolari di autonomia per la Sicilia, la Sardegna, la Valle d'Aosta, la Valle Atesina saranno stabiliti con leggi speciali».

Chiedo se questi due emendamenti si possono considerare come inerenti all'articolo 108 e se si oppone alla loro presentazione la pregiudiziale già ricordata.

Fuschini. Vi sono articoli dei quali possono costituire emendamenti.

Presidente Terracini. L'ultimo degli articoli che lei propone potrebbe essere considerato anche in sede di articolo 108. Questa sua formulazione infatti parla degli Statuti particolari di autonomia per la Sicilia la Sardegna ecc.

Targetti. Mi riferisco alla prima parte dell'articolo che dice: «Le Regioni e le Provincie sono Enti di decentramento statale dotati di autogoverno». È l'altro che rimanda alla legge ordinaria.

Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. Chiedo di parlare.

Presidente Terracini. Ne ha facoltà.

Ruini, Presidente della Commissione per la Costituzione. L'emendamento dell'onorevole Targetti: «Le Regioni e le Provincie sono Enti di decentramento statale, dotati di autogoverno», non può essere accettato (indipendentemente dai rilievi che si potrebbero fare perché parla di autogoverno e non di enti autonomi e tace dei Comuni), perché, come ho detto a sazietà, le norme sulla Provincia sono da stabilire successivamente.

Della Regione ci stiamo ora occupando in una serie di articoli, nel corso della cui discussione l'onorevole Targetti potrà fare le sue osservazioni; così poi per la Provincia; potremo discutere le sue idee volta per volta.

Presidente Terracini. È d'accordo l'onorevole Targetti in questo senso?

Targetti. Sono d'accordo.

 

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A cura di Fabrizio Calzaretti